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Addio Latvia sorgente dall’acque

Cose da fare prima di abbandonare la nazione dopo quasi sette mesi di permanenza:

Salire in cima al Reval Hotel di sera a vedere il panorama (e berci, per una volta, anche una birra) [fatto]
Mangiare salmone crudo [fatto ma non abbastanza]
Fare l’ultimo bagno nel baltico [fatto]
Passare l’ultima serata con i colleghi a bere per i locali di Riga [fatto]
Bere Black Balsam [fatto]
Andare a visitare Tallinn [fatto]
Andare a visitare Vilnius, San Pietroburgo, Helsinki, Mosca, Varsavia [non fatto]
Fare una vera sauna con bagno nel laghetto o tuffo nella neve [non fatto]
Andare a uno sportello a fare una richiesta qualunque per sperimentare il tipico e soave sguardo lettone, orientato al cliente, che senza bisogno di parole ti dice: ‘zzo vuoi? [fatto]
Prendere un volo per Milano a cuor leggero [fatto]

Insomma, un’altra parentesi che si chiude, un’altra casa da svuotare, meno carica emotivamente di quella milanese ma in ogni caso un altro piccolo addio. Che unito ad un addio definitivo dato negli stessi giorni porta a riflessioni varie ed assortite, portate a spasso per l’Europa per un lungo weekend verso nessuna conclusione in particolare, quindi non aspettatevi illuminazioni su queste pagine.
In ogni caso si ricomincia da Skopje, per qualche tempo sarò in mezzo ai balcani a godermi il caldo, la cordialità e i pomodori.
Mi lancio in qualche considerazione sparsa riguardo a questi 7 mesi, che la lucidità al momento e quella che è.
Come spesso accade questi mesi sono volati, e d’altra parte come sempre mi accade se penso alla mia vita precedente, a Milano, mi pare lontana anni luce. Sono molto contento di avere avuto la possibilità di farsi questi mesi all’estero, e pure di andare avanti per un po’. Bella esperienza vedere un po’ come funzionano le cose altrove, e Riga è un bel posto per passarci un po’ di tempo. Direi che sei mesi sono perfetti, il tempo di vedersi un gelido inverno, una splendida primavera, le giornate lunghissime, l’estate baltica... e via, verso nuove avventure! Alla fine non ho approfondito particolarmente i rapporti con la gente del posto, tranne pochissimi casi, ma ho conosciuto comunque parecchie persone valide, a stretto qualche amicizia con gente di varia provenienza, sono venuto in contatto con modelli di vita e di lavoro diversi, nel magico mondo dei contractor, e in definitiva allargato un po’ gli orizzonti.
Probabilmente una vita nomade in maniera permanente non fa per me, ma ancora per qualche tempo ci sarà modo di stare in giro...

Tre metri sopra il circolo polare artico

A prima vista ho pensato, da orgoglioso italiano, che oltre ad Albano, ai Ricchi e Poveri a alla pizza, il nostro paese fosse in grado di esportare anche fenomeni antropologitamente rilevanti come i lucchetti attaccati sui ponti dalle coppiette (non sono informatissimo su Tre Metri Sopra Il Cielo, Moccia, Scamarcio e compagnia danzante, ma quella roba lì, insomma). E subito mi sono sentito in dovere di documentare e informare il mondo da queste rilevantissime pagine: c’è un ponticello sul canale nei giardini di Riga che è ricoperto di lucchetti con teneramente inicisi i nomi degli innamorati, alcuni anche simpaticamente esotici in cirillico.
Poi però mi sono coscienziosamente informato qui, e non si capisce bene quanto sia vecchia l’usanza: il libro che l’ha resa famosa è ‘Ho voglia di te’, ed è del 2006. All’occhiata distratta che ho dato ho visto sicuramente qui a Riga alcuni lucchetti con data 2004... quindi il mistero si infittisce, chi ha avuto l’idea? Da dove nasce la cosa? Interrogativi inquietanti, talmente inquietanti che penso che tornerò ad ignorarli da questo momento.
Comunque da bravo reporter ho pure beccato in flagrante la coppia (con testimone, tutto legale) che piazzava il suo sigillo d’ammòòòre! Ma che teneri questi nordici!

Jāņi

Oggi è Jāņi, notte di mezza estate, la festa più sentita di tutto l’anno al nord, e particolarmente nei paesi baltici. Tradizione pagana più celebrata del Natale, viene onorata da quanto mi hanno raccontato soprattutto andando in mezzo alla natura, e passando le ore di buio (poche, 3 o 4) bevendo e mangiando fin a quando il sole non sorge di nuovo. Tradizione più che comprensibile dopo avere passato un inverno in Lettonia: giornate cortissime e impossibilità di stare all’aperto per il freddo, quindi si capisce come siano ansiosi di riappropriarsi degli spazi aperti e della natura.
Le donne sono anche molto, molto ansiose di scoprirsi il più possibile, ma questa è un’altra storia.
E in tutto questo io dove sono? A Skopje, l’ombelico del mondo, chiuso in casa con l’aria condizionata a manetta che fuori ci sono 42 gradi!
A proposito di ombelico del mondo, ieri mi dicevano che pubblicizzano all’estero gli investimenti in Macedonia sottolineando che nel raggio di 1500 km intorno ci sono tantissime capitali europee e che sta in una posizione strategica. Vero, nel raggio di 1500 km ci sono tantissime cose, è qua che non c’è niente! Insomma è come stare nel buco della ciambella....
In realtà devo ancora esplorare la città, ma soprattutto i dintorni che non devono essere niente male, ma questo caldo decisamente mi demotiva. Però almeno è secco, non ti uccide come l’umidità padana, ma certo pesta molto più duro. Comunque se trovo un po’ di coraggio esco a documentare le mirabilie dell’architettura jugoslava, da non perdere!

A bagno nel baltico

Fatto anche il bagno nel Baltico!
Le giornate di giugno sono calde, blu e luuuuuunghe, per cui dopo il lavoro si può tranquillamente andare verso il mare, a Jurmala, e godersi la vita di spiaggia anche dopo le 8 di sera – ci vuole una mezzora per arrivare dalla citt
à.
Il sole ovviamente
è abbastanza basso, ma comunque scalda ancora, e il Baltico in pratica è un grande lago, e il golfo di Riga un lago nel lago... quindi acqua non fredda e praticamente non salata, onde tranquille, fondale sabbioso e per nulla profondo. Insomma proprio un bagno da relax totale! C’era una brezza fresca (un po’ troppo), ma in acqua si stava bene. E la cosa spettacolare è che il tramonto inizia alle 9 e finisce alle 11, si ha decisamente tempo di goderselo! E avere la possibilità di andare al mare dopo il lavoro, anche se solo per pochi mesi all’anno, è veramente un godimento!

Fare il turista nel posto dove vivi


Poche esplorazioni ultimamente, il fine settimana l’ho passato facendo il turista a Riga, visto che sono venuti a trovarmi mamma e babbo, proprio quando ormai non ci speravano più.
Graziati da un tempo splendido nonostante le previsioni di nubifragio ci siamo goduti la città vecchia, i quartieri liberty - il nuovo sfondo è il fregio particolarmente ispirato di una casa art nouveau; probabilmente Go Nagai è passato da queste parti per trovare ispirazione - il Mesaparks con gli abeti e il lago, la vista della città dal 26° piano del Reval Hotel... insomma le bellezze di Riga, esaltate da un tempo splendido. Tento di mostrare il blu del cielo nella foto, ma non so quanto renda. In ogni caso era blu blu blu (si, ho una fissa per il cielo e l’aria limpida di queste parti, lo ammetto).
Questa settimana si parte per qualche giorno a Skopje, con gita aziendale in località archeologica, quindi si promette materiale succoso per il blog, stay tuned!

Ed ora qualcosa di completamente diverso

Ieri sera sono tornato a casa dopo una cena fuori, verso mezzanotte.
Arrotolato sulla porta trovo un bigliettino in lettone che ovviamente non capisco.
Entro in casa, e accendo la luce... niente.
Allora penso che il bigliettino fosse un taglio programmato dell’elettricità. Ma nelle finestre dei vicini si vedeva la luce, e non c’erano date e orari sull’avviso.
Però c’era una cifra in denaro.
Sospetta.
Che i padroni non abbiano pagato la bolletta?
Vista l’ora decido che vale la pena di occuparmene il giorno successivo, e mi metto a dormire.
Stamattina chiamo il mio boss lettone, che chiama la padrona di casa, che chiama l’azienda elettrica... e salta fuori che qualche vicino di casa non ha pagato la bolletta, loro sono venuti e per sbaglio hanno tagliato i fili a noi!!!!
Senza parole...
Comunque dopo le proteste di stamattina la corrente l’ho ritrovata tornando a casa, e meno male!

Capo Kolka












Eccomi con un po’ di ritardo a raccontare della gita dello scorso weekend, verso capo Kolka, che è il promontorio che chiude verso sud il golfo di Riga. Viaggio di circa 200 km in macchina, noleggiata con modalità fantozziane alla mattina, in compagnia di tre colleghi.
La pensata migliore della giornata è stata: “facciamo la strada costiera così vediamo il panorama, che se stiamo all’interno vediamo solo alberi”. Indovinate cosa si vede su 200 km di costiera lettone? Alberi dalla parte dell’interno, e alberi pure dalla parte del mare, che probabilmente sta lì dietro da qualche parte. Essendo questa contea assolutamente piatta il mare non lo si vede mai, se durante gli attraversamenti di qualche rado paese. Circa uno ogni 20 km, e le coste sono più popolate dell’interno!
Insomma sto pezzo di mondo è un gran bosco con qualche casetta qua e là. Qualche paesaggio bello si è visto, con la foresta che arriva a due passi dalla costa e poi il prato che degrada nel mare, come in Irlanda, sempre suggestivo per noi mediterranei.
Sul promontorio vero e proprio invece ci sono delle gran spiagge sabbiose, con la foresta che arriva a qualche decina di metri, e poi smotta sulla spiaggia visto che il terreno è sabbioso e friabile, con tanto di alberi caduti... piuttosto impressionante.
E passeggiando sul promontorio si ha l’emozione di avere da una parte il placido golfo di Riga, e dall’altra parte l’impetuoso e ribollente (...) mar Baltico. Insomma il Capo di Buona Speranza di salgariana memoria ci fa un baffo alla Lettonia! (si, sto scherzando, calma piatta a perdita d’occhio dai due lati, e dire che la Lonely Planet lo descriveva come un posto aspro e selvaggio).
Comunque una passeggiata piacevole, con la fortuna di beccare l’unica mezz’ora di sole della giornata quando eravamo a passeggio sulla spiaggia, mentre altri lunghi tratti del viaggio ci siamo pigliati acqua a secchiate.
Insomma gita piacevole, anche se l’impressione è che la Lettonia profonda abbia davvero poco da offrire al turista, se non ettari di natura piuttosto pacifica. Spero nel prossimo futuro di riuscire a visitare le altre capitali baltiche che dovrebbero avere un qualche spessore.
E tra qualche minuto si vola a Londra per un weekend dell’ammòòre! A presto!
[al solito, cliccate sulle immagini per ingrandire]

Hockey!

L’altra sera sono stato a vedere una partita di hockey, amichevole Lettonia-Danimarca in attesa dei mondiali che iniziano domani (tra l’latro la Lettonia è nel girone con l’Italia, appassionatevi sul sito ufficiale).
Serata divertente, il palazzetto era strapieno, ed era una bolgia infernale, alla faccia dei freddi nordici. Uno sponsor ha avuto la bella idea di regalare una busta contenente: numero una (1) corona di cartone con i colori nazionali; numero una (1) bandierina lettone di carta; numero una (1) trombetta di plastica, formata da numero tre (3) pezzi modulabili, rumorosissima.
I pezzi modulabili fanno un suono molto forte e molto fastidioso. La frequenza varia, da un fischio acuto e penetrante di un singolo pezzo, a un grido tipo tromba da stadio nella configurazione base di tre pezzi, fino a un ruggito tipo nave quando vengono accostati 6 o 7 pezzi.
Ovviamente il simpatico pubblico ha pensato bene di provare tutte le combinazioni possibili. Ora, immaginatevi 5000 persone che fischiano tutte insieme in un palazzetto chiuso, e quelli che non usano le maledette trombe cantano... così per due ore.
Bello perchè comunque coinvolgente, e fantastico avere un palazzetto pieno e tutto questo entusiasmo per una amichevole, ma quando sono uscito il diametro della mia testa si misurava in chilometri.
Comunque bellissima atmosfera, le mie esperienze di hockey nel pubblico erano state a Milano, decisamente sconfortanti per il livello becero – da stadio appunto – delle opposte tifoserie.
Qui invece, complice anche il fatto che di danesi tra il pubblico non ce n’era l’ombra, c’era quell’atmosfera americana da intrattenimento di massa che dovrebbe essere tipica degli eventi sportivi.
Certo un po’ ti sembrano rincoglioniti quando fanno i coretti sulle musichette preregistrate, con le cheerleader che ballano. Da un lato si perde il pathos del gesto sportivo, e comunque c’è la spiacevole sensazione di americanata, ma l’immersione collettiva è piacevole.
Poi sono avanti anni luce rispetto al sempre più indifendibile calcio (ma al cuor non si comanda...), con schermi che fanno vedere la partita in diretta (e i replay), e gli schermi a disposizione degli arbitri per giudicare in caso di contestazioni... ma quanto poco ci vorrebbe? Certo poi fare arrivare la corea del sud in semifinale sarebbe dura!
La fase calda dei mondiali (il girone iniziale con Lettonia e Italia) me lo perderò perchè me ne vado una settimana in Francia, approfittando delle feste di settimana prossima, pazienza, sarebbe stato simpatico vedersi la partita coi colleghi con un po’ di birra. In ogni caso si va dalla morosa quindi è una festa! Un saluto a tutti, e ci si risente tra una decina di giorni.

Hai voluto il trespolo? Mo' pedala.

Grazie al potente trespolo posso finalmente dedicarmi alle esplorazioni nei dintorni di Riga. Come già detto uscendo dalla città inizia subito la foresta, o i campi coltivati a seconda delle direzioni. Ma la città è bella grande, non c’è che dire, e i dintorni te li devi guadagnare, pedala pedala sei sempre a Riga. Quindi ho puntato l’altro grande parco cittadino, che forma insieme a quello che avevo già visitato una specie di grande cintura di foresta che circonda la città alla periferia ovest. Gli ingredienti sono gli stessi, abeti rossi, saliscendi e un lago centrale.

Il parco di oggi, Jugla, è però più selvaggio e selvatico rispetto a Mesaparks, con meno gente, meno domestico insomma. Anche qui è facile abbandonare la strada asfaltata per prendere (ovviamente a caso) sentieri di terra battuta, che però è piuttosto sabbiosa... fatica! Ho tentato di circumnavigare il lago (circa quattro km per due, così a spanne) ma la ricchezza d’acqua di queste parti mi ha bloccato... ci sono una decina di fiumi che entrano o escono dal lago, e dal lato lontano dalla città le strade (e quindi i ponti) sono molto lontani dal lago... quindi dopo essermi impantanato su vicoli ciechi un paio di volte – frustrante ma suggestivo, vedi la foto con sentiero in mezzo ai laghetti – ho deciso che non era cosa e me ne sono tornato indietro. Il tutto mi ha preso più di tre ore; non voglio pensare ai km percorsi perchè la media penso sia qualcosa di vergognoso, diciamo che ho pedalato più di tre ore che fa la sua scena.
Il giro me lo sono goduto particolarmente visto che ieri c’erano 2 gradi e nevischiava, quindi pensavo mi toccasse starmene chiuso in casa anche oggi... e invece dopo pranzo le nuvole si sono aperte ed è uscito un bel sole, certo non caldo ma sopra i 10 gradi, quindi dignitosissimo per una pedalata in mezzo alla natura.

PS. Ne approfitto per fare gli auguri al ‘nipotino’ Tommi che compie un anno domani, e soprattutto a papà Mattia a mamma Silvia che gli hanno appena messo in cantiere il fratellino.... ebbravi!

Stasera: Opera

Ecco qua, mica che pensiate che sono emigrato all’estero in un posto privo di cultura, barbario (io) tra i barbari (loro).
A Riga tra le varie altre attività culturali (non so, tra un concerto di Albano e uno degli Scorpions), ci sta pure un rinomato Teatro dell’Opera. Ed e’ rinomato davvero, eh, in tutta l’area baltica e scandinava.
E quindi come resistere alla tentazione di portare la morosa in visita a Riga a vedere l’opera, la Bohème nella fattispecie?
Immagino già gli insulti del mio pubblico maschile, starete pensando o che sono masochista o che sono uno zerbino. Temo che abbiate ragione in entrambi i casi!
Comunque memore di avere un tempo comprato dei biglietti dell’Operà parigina per permettere a Lorenzo di fare lo splendido, mi sono sentito di fare altrettanto con i mezzi a disposizione.
L’esperienza non è stata così drammatica; devo dire che del cantato in italiano si capisce poco o nulla, ma c’era un comodo schermo con i sottotitoli in lettone ed in inglese... un po’ riassunti ma comunque utili. E poi i nostri posti erano molto belli, visto che eravamo in parterre laterale praticamente sospesi sopra l’orchestra, e quindi si potevano guardare gli orchestrali suonare, parlare, annoiarsi, giocare con il palmare... e scoprire che tutte le ironie che si fanno sui percussionisti classici sono più che giustificate, non fanno niente! Stanno lì 20 minuti a fissare il vuoto, aspettando di fare un ding con il triangolo o una rullata di timpani, follia! Una cosa che oscilla tra il lavoro ideale e la cosa più frustrante del mondo, a seconda dell’umore di quando ci si pensa. Certo pensare che sono tutti usciti dal conservatorio, per fare un ding ogni 20 minuti, fa una certa impressione.
In generale l’atmosfera è di una certa rilassatezza, non c’è quel clima ingessato che uno si immagina alla Scala, la gente è elegante ma senza esagerare, l’orchestra formale ma senza eccessi, il direttore d’orchestra in pantaloni e camicia nera, niente frac, niente pinne, una cosa sobria insomma. Artisticamente non ho molto da dire nel senso che mi mancano i parametri di giudizio, a me son sembrati tutti bravi e preparati, ma chi può dirlo. Di certo a livello di coreografia si è fatta apprezzare la popputa modella che mostrava le sue grazie sul palco, facendo da modella di nudo per il pittore che è tra i protagonisti. Diciamo che ha risvegliato la mia attenzione quando al terzo atto ormai la noia stava prendendo il sopravvento.
Il teatro da fuori sembra enorme, probabilmente complice la posizione isolata nei giardini cittadini, ma da dentro non è molto grande, ben più piccolo del Donizetti, per dire. Peraltro ho appena scoperto che il teatro di Bergamo è uno tra i teatri storici più grandi d’Italia, quindi è un termine di paragone piuttosto impegnativo, a mia insaputa.
Tornando a bomba, la cosa notevole è che il programma non è fatto come nei teatri italiani, dove fanno per una o due settimane lo stesso spettacolo e poi cambiano per farne un altro; qui fanno magari 5 repliche in una stagione, ma sparse in un mese o due di tempo e intervallate da altro, il tutto fatto dalla stessa compagnia stabile. Quindi volendo c’è la possibilità di vedere diverse opere in poco tempo. Saprò resistere alla tentazione? Solo il tempo saprà dare una risposta, certo ho un cinema molto economico vicino a casa...

Che scoppola!

Ok, farsi massacrare dall’Irlanda a rugby in un pub pieno di irlandesi ubriachi ci stava; anzi, c’è il rammarico di avergli segnato una meta inutile alla fine regalando il 6 Nazioni alla Francia.
Ma in questa Roma ci speravo, e facevo pure un bel po’ di tifo contro gli odiosi inglesi, che pure qua stanno in vetta alla classifica dei più odiati visto che si riversano in massa a Riga ogni fine settimana per ubriacarsi, andare a capinere, fare casino per strada e pisciare in ogni angolo, compreso il sacro monumento della libertà (in questo caso la sorpresa è che li arrestano e non li lasciano uscire dal paese fino al processo, di solito un paio di mesi... hi hi hi).
Ci stava anche andare a Manchester a perdere, per carità. Ma farsene dare 7 (sette!!) da una squadra tutto sommato non eccelsa, senza mai essere in partita, senza mai metterci la testa e il cuore, giocandola come una partitella di allenamento è veramente una vergogna!
Insomma più che mai rometta, con tutto il provincialismo e la sufficienza che spesso ci distinguono all’estero, e che trovano la loro massima rappresentazione in chi ancora si crede al centro di un impero... benvenuti nel mondo vero. Stavolta non si può nemmeno prendersela con Totti, che poteva fare per guidare una squadra completamente allo sbando, senza carattere e senza idee? Certo poteva evitarsi le dichiarazioni della vigilia (a proposito di provincialismo), quando ha detto che questa partita contava più della finale dei mondiali... infatti non ha fatto nulla in nessuna delle due partite; fortunatamente a Berlino aveva intorno una squadra vera!
Nel pub tra l’altro c’erano parecchi italiani (fortunatamente gli inglesi hanno altri punti di ritrovo, non avrei retto i cori e le esultanze): due simpatici romani in vacanza e un gruppone di operatori Rai al seguito del presidente Napolitano che è a Riga per un vertice internazionale. Il carrozzone va avanti da sè...

Germogli a primavera


Ai Lettoni piacciono moltissimo i fiori recisi, in cima alla mia via ci sono una serie di bancarelle che vendono fiori, e sono aperte 24 ore al giorno, 7 giorni su 7. Qui in generale i negozi hanno orari di apertura molto estesi, ma pare che i fiori siano un bene di prima necessità che deve essere disponibile in ogni momento.
In generale comunque amano la natura e la celebrano: la massima festività è Jani, che sarebbe la notte di mezza estate, ossia il giorno più lungo dell’anno. Ma celebrano anche la primavera, e la passione per i fiori recisi si trasforma in mazzi di... rami. Rami germogliati naturalmente, con quelle belle gemmone pelose che fanno tanto primavera. Sono popolarissimi, ci sono banchetti che ne vendono un po’ a tutti gli angoli, e li ho visti in mano a un sacco di gente. Usanza simpatica!
Peccato che la primavera abbia fatto un fintone clamoroso le settimane scorse, e che in questi giorni faccia piuttosto freddo (meno di un grado stamattina quando sono uscito...).
Ma si torna in italia a godere un po’ di caldo e un po’ di sana cucina bergamasca, quindi buona Pasqua a tutti e a risentirci al ritorno (e ci si vede in Italia!)


Pedalando nella foresta, pedalando sulla spiaggia...

Arriva la primavera anche da queste parti (anzi, solo da queste parti visto che mi dicono che in sud europa fa piuttosto freddo), e cosa c’è di meglio che dedicarsi al cicloturismo?
Noleggiata (non senza difficoltà) una fiammante mountain bike rossa ho fatto rotta verso il mare e quindi Jurmala, che è la località balneare di Riga, dove tutti si trasferiscono durante i fine settimana nella bella stagione, e dove ero già stato quando il mare era ghiacciato. Il posto in sè è piuttosto particolare, in pratica una lingua di litorale lunga una decina di chilometri in cui un fiume corre parallelo alla costa, a circa un km all’interno, quindi in pratica risulta una specie di lunga penisola isolata dal resto, se non per un ponte sulla estremità.
Il bello è comunque arrivarci, visto che c’è una bellissima pista ciclabile che congiunge il centro di Riga con Jurmala. In realtà in città è piuttosto sconnessa, ma almeno esiste ed è separata dal traffico cittadino; poi una volta attraversato un bel pezzo di periferia (squallida ma francamente molto meno di quelle di Milano o di Parigi, per dire) si esce dalla città, e da queste parti significa immergersi nella foresta. La pista ciclabile corre parallela alla ferrovia, e completamente immersa nel verde, per una decina di chilometri.
Veramente un piacere da pedalare, ed essendo un sabato con un bellissimo tempo c’era anche un bel viavai di altre biciclette e gente in rollerblade, decisamente piacevole. Anche al mare c’era gente che passeggiava sulla spiaggia, lunga e rettilinea e chiusa alle spalle dalla pineta, e qui la scelta era tra pedalare direttamente sulla sabbia compatta, oppure in mezzo alla pineta. Insomma, veramente una bella giornata passata all’aria aperta.
Certo come prima uscita stagionale i circa 60 km totali si fanno ben sentire nelle gambe, ma ne valeva decisamente le pena... oggi ozio!
E nel caso qualcuno di voi stia pensado che noi, paese del sole e di Coppie Bartali, ci facciamo battere quanto a infrastrutture ciclistiche da una nazione che esiste da 15 anni e dove si sta sotto zero 4 mesi all’anno... beh, ha centrato il punto!


Lettonia più profonda

Secondo giro nel cuore della lettonia, questa volta Cesis, che la Lovely Planet spacciava come antica città medievale lettone che più lettone non si può... in realtà è un po’ una sòla, anche se c’è un castello molto bello. Il resto della città però non dice molto, tranne una via centrale bellina con case antiche e negozi. In più, dopo un venerdì di sole stupendo, ovviamente oggi ha tirato fuori una giornata grigia e triste con tanto di pioggerellina, un classico.

Il castello comunque bello, composto da una parte settecentesca con annesso museo, e una parte medievale diroccata. La cosa più simpatica è che per visitare il rudere medievale ti danno un elmetto da cantiere e una lanterna con una candela dentro, e ti dicono: vai! Non c’è illuminazione, e quindi nelle scale cieche per salire sulla torre c’è solo la luce della lanterna. Suggestivo ma si rischia anche di rompersi l’osso del collo! Poi c’è anche una sala sotterranea in cui ci si cala con una scala a pioli metallica, anche qui a rischio scivolone!
Insomma bello godersi le rovine senza sbarramenti, transenne e quant’altro, anche se non so se valeva la pena di farmi due ore di treno (per novanta km... quasi peggio delle fs. Quasi perchè almeno qui i loro lenti orari li rispettano).
Domani si parte alla volta della misteriosa Macedonia. Parto ottimista lasciando qui sciarpa, scarpe pesanti e maglioni, speriamo in bene, voglio anche io la primavera anticipata che vi state godendo tutti!

Aria nuova!

Si, è arrivata la primavera... forse. Comunque di giorno siamo stabilmente sopra zero, con belle giornate e davvero aria di primavera, bello andare in giro senza berretto! Devo dire che questo sentore di primavera mi fa venire un prurito di sella piuttosto amaro... Di notte comunque gela ancora, e la Daugava continua a essere ghiacciata (e si vedono ancora le tracce del sentiero che fu). Mi chiedo se il digelo sia come a Cicely, con tutti che diventano nervosissimi in crescendo fino alla rottura dei ghiacci...
Comunque domenica si parte da Riga, destinazione Skopje, Macedonia, per una settimana! Decisamente questo lavoro mi sta danso la possibilità di esplorare angolini d’Europa ben nascosti. Sempre che non mi annullino il viaggio anche questa volta all’ultimo momento. Comunque vedremo, c’è la possibiltà che poi io passi là qualche mese in primavera, per cui sono particolarmente curioso di vedermi questo posto dimenticato in mezzo ai balcani.
Vedremo insomma, cercherò di fare foto e di tenervi aggiornati. Insomma il Blog amplia i contenuti, mica sempre solo ghiaccio e Lettonia! A proposito di ghiaccio celebro la fine dell’inverno con il nuovo fondale glaciale... indovinate un po’? Sì, è proprio il fiume, quello lì che passa in mezzo alla città... si, insomma, avete capito.

Turismo Visuale

Piccolo post di aggiunta, per inserire una foto del fine settimana scorso, grazie ad Alex potete ammirare il vostro eroe impavidamente appollaiato sul mare ghiacciato... i mucchi di ghiaccio sono in pratica formati dalle onde che depositano acqua sul ghiaccio alzando il livello. La mia macchina fotografica fortunatamente nel frattempo è tornata, grazie all'assistenza Canon... viva la globalizzazione!
Invece devo sottolineare che nessuno mi ha segnalato nulla (vergogna) il fatto che Al Bano a San Remo abbia duettato con una band lettone! Qua sono tutti incazzati, e dicono che doveva vincere lui secondo il volere del pubblico, ma è stato boicottato dalla giuria pagata dall’industra discografica italiana, che non vede di buon occhio che vendano utilizzati musicisti stranieri. Ognuno ha i complotti che si merita...
Io ho tentato di spiegare che Al Bano in Italia non gode esattamente i favori delle elite intellettuali, ma poi per non fare la figura del solito paese dominato dai comunisti (che qua stranamente sono molto poco popolari) ho lasciato perdere. Tra l’altro non vorrei in nessun modo avere un influsso negativo sulle vendite del grande concerto per la festa della donna che l’ottimo Carrisi terrà a Riga (insieme ad altri pezzi da novanta quali i Ricchi e Poveri), ci mancherebbe, sosterrò fino in fondo la musica nazional(popolar)e!
Vabè, per mantenermi un minimo in linea con il tema del Blog vi parlo del mio argomento preferito, la Daugava: le piogge di questo weekend hanno lavato via tutta la neve ma il ghiaccio è rimasto, quindi in pratica adesso è tutto un lastrone di ghiaccio tipo pista di pattinaggio. Meno invernale della neve perchè il colore è scuro e simile a quello dell’acqua, ma comunque scenografico.


Si, le temperature si sono alzate e ha piovuto, e la città è inondata di neve che si scioglie, con le papere in festa che sguazzano nelle enormi pozze formate nei parchi cittadini, in attesa di potere tornare a sguazzare nel fiume e nei canali, che al momento sono appunto ancora congelati... no, non è un laghetto, è una enorme pozzanghera dove c’era un prato innevato. Purtroppo Sara ha quindi visto la città sotto la pioggia, direi al suo peggio per un turista come estetica, ,ma almeno la temperatura era sopra zero, che non è male. Comunque pare sia piaciuta, sicuramente io sono stato felicissimo della visita. Certo così poi il lunedì è ancora più duro!

Rīga, Italia.

Ebbene , anche in Lettonia, come in buona parte del mondo, l’Italia è piuttosto popolare. Infatti, nonostante l’italiano medio piagnone e provinciale pensi che l’Italia non se la fili nessuno e quindi chiama la lavanderia “American Sec” e via dicendo, in realtà godiamo di ottima fama un po’ dappertutto, ovviamente soprattutto per quanto riguarda cibo e vestiti., ma non solo.
Per cui mentre i francesi, tanto per dire, piazzano un Centre Culturel Français ufficiale in ogni capitale del mondo, le inziative in favore della cultura italiana nascono, quando nascono, alla spicciolata e in maniera disorganica (si, all’italiana), spesso per iniziativa dei locali, sempre nel totale disinteresse delle istituzioni italiane. Oh, però abbiamo un nuovo e bellissimo portale per il turismo, pagato pure pochissimo! Dopo la notizia dei 45 milioni di Euro spesi per italia.it pagherò le tasse ancora più volentieri!
Ma sto divagando, tutto il discorso era per dire che sotto casa c’è un simpatico centro culturale italiano, il Leonardo Da Vinci, dove danno lezioni, proiettano film in italiano e tutte quelle cose lì.
Per quanto riguarda i negozi invece è il consueto delirio di parole italiane piazzate più o meno a caso. La memoria è quella che è, ma segnalo un modesto “L’impero della moda”, un crucchissimo “Toskana” e un notevole “Pazzo”, tutti negozi di vestiti. Poi ci sono i ristoranti, più banalmente “Tiramisu”, “Fellini”, “Paparazzi”...
Ma il clou viene con la musica. Vi assicuro che sentirsi Toto Cutugno alla radio durante la spesa al supermercato, se stai in Lettonia, è piuttosto spiazzante. Soprattutto perchè all’inizio non ci fai nemmeno caso, poi ti trovi a tentare di decifrare un’etichetta per capire cosa cavolo ci sia nella scatola che vorresti comprare (e la scelta di solito è tra lettone, lituano ed estone... ma quando va bene c’è anche il russo) e mentre sei lì che intepreti i linguaggi baltici un po’ come un archeologo alle prese con la scrittura lineare B ti rendi conto che in sottofondo c’è la suadente voce di un italiano vero che canta... brividi! Tra l’altro pare gettonatissimo, l’ho sentito un’altra volta anche in mensa, su Radio Skonto, che pare essere la più popolare qui (mai sentita una canzone più nuova del 1995, ma la selezione a volte sa stupire), come pure Azzurro cantata da Celentano.
In generale pare proprio che gli piaccia il suono musicale della nostra lingua, e c’è pure il classico italiano all’estero che ha trovato l’America in Lettonia, tale Roberto che gode di un certo seguito, pare.
Ma la cosa veramente geniale è che la Lettonia si è presentata all’Eurofestival (quella specie di Sanremo europeo, esiste ancora e qui è popolare) con una canzone cantata in Italiano, da sei cantanti più o meno popolari, cinque lettoni e il sopracitato Roberto... e sono pure arrivati secondi!
Il loro sito è www.bonaparti.lv, e ci potete sentire in streaming la canzone. Vi avverto che è per palati forti, assolutamente non ascoltatela al lavoro per non crollare addormentati sulla scrivania... astenersi iperglicemici. Certo anche qui c’è uno che imita il papa... un po’ di rispetto insomma!
Bene, mi sono dilungato anche troppo, ma se vivere nella Terra Dei Cachi vi sembra triste e difficile, soprattutto in questi giorni... beh, consolatevi, in Lettonia ci amano!

Nota di servizio... questo sarà weekend dell’ammòòre, la morosa viene a trovarmi! Gioia e gaudio e poco tempo davanti al computer, quindi niente aggiornamenti!

Aggiunta: Grazie al commento di Stefano mi sono ricordato di un manifesto che avevo visto in giro... ecco qua, sempre per palati fini il concerto dell'anno a Riga, per la festa della donna! So che non resistete, siete tutti invitati, vi ospito io!

Turismo Testuale

Eccoci qui con i racconti del fine settimana. Arrivo tardi in quanto prepotentemente demotivato dall’abbandono della mia bellissima e nuovissima macchina fotografica. Maledizione. Dovrò affrontare il centro assistenza Canon di Riga... in bocca al lupo (a me). Fortunatamente l’amarezza è stata compensata dalla mia storica vittoria al fantacalcio milenese (gio-gio-ia!) e dalla quasi altrettanto storica vittoria dell’Italia di rugby in Scozia... consoliamoci così.
Il fine settimana è stato dedicato al turismo a corto raggio, nei dintorni di Riga. Sabato sono arrivato a uno dei parchi cittadini, il più grande, che sta in periferia, al capolinea di un tram. Solo che qui periferia significa fine del mondo, nel senso che fuori Riga c’è la foresta, a perdita d’occhio, e la cosa per gli standard italiani è un po’ spiazzante: è come arrivare a Famagosta, o a Bisceglie, e trovarsi davanti una foresta di abeti rossi. Mica male. All’interno del parco c’è anche lo zoo, che ho evitato facendomi una bella passeggiata per i larghi viali innevati immersi nella foresta di conifere. A un certo punto la vista si apre su un lago molto grande, completamente ghiacciato; devo dire che è stato uno dei momenti in cui mi sono sentito davvero nel grande nord. Lago ghiacciato circondato da foresta di abeti rossi innevata: un paesaggio davvero diverso dai nostri, che dà una idea di vastità e di natura incontaminata che ti entra dentro. Al capolinea del tram. Si, forse in pianura padana stiamo proprio un po’ troppo stretti.
Domenica invece gita al mare, con Alex, un collega francese, e la sua ragazza lettone. Il mare è a una quindicina di chilometri da Riga, il posto si chiama Jurmala e in pratica è una serie di paesini sul lungomare collegati tra loro da una lunghissima passeggiata. Il centro è bellino, pieno di negozi e di locali, decisamente molto balneare. Se non fosse per la neve. Il tutto naturalmente circondato dalla foresta, che arriva fino alla spiaggia.
Già, la spiaggia. Mica si vede la spiaggia, d’inverno, in Lettonia. Quanto fa proprio freddo freddo si vede una distesa bianca e ghiacciata che arriva fino in Svezia (non è vero perchè ci passano le navi col rompighiaccio, ma detto così fa più scena), pare anche molto irregolare e sormontata da formazioni strane e iceberg formati dalle onde mentre si ghiacciano.
Quando invece il freddo dura poco come quest’anno (sono solo tre settimane che non va sopra zero, ci sono annate che sta sotto ininterrottamente tra novembre e aprile) si crea una fascia di acqua ghiacciata che non si distingue dalla spiaggia innevata, ma che dopo qualche decina di metri finisce e lascia spazio all’acqua. Anche in questo caso con delle formazioni strane, mucchi di ghiaccio più alti di altri, e forme al confine con l’acqua molto particolari, che ricordano le formazioni calcaree nelle grotte.
Il tutto non documentato visto che ero senza macchina, maledizione.
Anche sul confine tra terra e mare (credo) c’era un certo dislivello, che faceva un po’ l’effetto di onde congelate, le uniche onde su cui anche io posso fare surf!
Qui la pesca su ghiaccio la adorano davvero, praticamente ogni pezzo di acqua dolce ghiacciata (laghi, fiumi) è ricoperto di pescatori, pazientemente seduti in mezzo alla distesa di ghiaccio. Ora, già la pesca come passatempo la capisco poco, e Sampei non mi è mai piaciuto, ma se alle normali obiezioni che uno può avere a questo hobby ci mettete anche di praticarlo a -15, fermi, in mezzo al ghiaccio... mah, misteri della mente umana.
Sul treno all’andata è salito un signore piuttosto malmesso, con un supercappotto di pelle cucito a mano veramente artigianale, e un enorme trapano a mano, rosso, che serve appunto per fare i buchi nel ghiaccio da cui pescare... curioso.
Spero di avere qualche foto da mostrare se Alex mi spedisce le sue, intanto accontentatemi della mia vena letteraria da 5,5 costante nei temi!

Riga-Bergamo-Riga

Eccomi di ritorno a Riga dopo un fine settimana toccata e fuga in italia; l'ho ritrovata con molta più neve di quando ero partito, e oggi ha continuato a nevicare. La Daugava (il fiumone che attraversa la città) è definitivamente ghiacciata. Si cominciano a vedere le impronte sulla neve della gente che la attraversa, e i pescatori che pescano nei buchi fatti nel ghiaccio. Fa molta scena vedersi questa autostrada bianca che passa in mezzo alla città, con i ponti che la attraversano... praticamente dei cavalcavia!
Tornare a casa in Italia fa un effetto strano, ritrovare la normalità e il passato è una cosa molto particolare, mi sono sentito piuttosto schizofrenico: di sottofondo c’era sempre la consapevolezza che sarei tornato a Riga a questa nuova vita, che adesso è la quotidianità, ma questo emergeva solo a tratti mentre ero circondato dalle persone, dai luoghi e dalle cose di sempre... si, una sensazione strana, già parzialmente sperimentata nei weekend bergamaschi di questi tre anni milanesi, ma ovviamente adesso amplificata a dismisura.
In tutto questo bello ritrovare casa, genitori, parenti e amici... e anche ritornare qui con provviste di prosciutto crudo, grana e pecorino: la qualità della vita si impenna!
Ho realizzato di avere battuto il mio record personale di permanenza lontano dal patrio suolo, ben 5 settimane. E questo record penso proprio sia destinato a durare poco...
In compenso ho dormito per un mese di fila nello stesso letto, cosa che non mi succedeva da quando ho abbandonato la magione paterna, altro piccolo record personale. Questo penso proprio che non sarà battuto a breve viste le prospettive piuttosto nomadi.
Chiudo qui l'angolo della statistica inutile, metto qualche foto del fiume ghiacciato e dei pescatori almeno ci sarà qualcosa di interessante... per il weekend prevedo qualche gita, per cui stay tuned!


Profonda Lettonia

Oggi prima gita fuoriporta, Sigulda (nome che sembra uscito da 'Le Città Invisibili' di Calvino), una cinquantina di km da Riga, verso l'interno.
Sensazioni contrastanti direi: la citta' veramente terribile, praticamente il nulla: una serie di fabbricati molto distanziati tra loro, senza un centro, nulla di più alto di un piano, nulla che desse l'idea di un paese (sui 10mila abitanti). Poi la neve e la totale assenza di persone davano un aspetto davvero desolato al tutto... insomma sceso dal treno ho pensato che avrei fatto meglio a starmene tranquillo al caldo a casa.
Ma lo scopo della gita non era vedere il paese, ma immergermi un po' nella natura, visto che Sigulda sta al limitare di un parco naturale ed è accreditata di bellezze paesaggistiche.
E in effetti appena abbandonato il centro (forse) abitato - nota che la prima foto e' la via principale, davvero - il paesaggio diventa interessante... il paese sta sull'orlo di una gola piuttosto larga scavata da un fiume (completamente ghiacciato of course), con un dislivello di un centinaio di metri dove sono riusciti pure a piazzare una pista da sci che parte da in mezzo alla città... d'altronde la cima più alta della lettonia sfora a fatica i 300 metri... fanno un po' quello che possono povere gioie. Comunque mi sono fatto una passeggiata di circa tre ore in mezzo ai boschi, salendo sulla sommità delle colline circostanti dove c'erano un paio di panorami belli sulla vallata, su sentieri ben tenuti ed attrezzati.
Insomma una bella giornata io e la natura, boschi brulli, neve, alcuni boschi di conifere, e praticamente neanche una persona. Bello ma faticoso camminare nella neve (bassa eh, sentieri battuti, comunque più fatica che camminare sulla strada), ovviamente sentiero perso un discreto numero di volte, ma fortunatamente la geografia era molto facile (colline, dirupo, due fiumi che chiudevano ad angolo retto), impossbile perdersi. Non impossibile preoccuparsi un po' di perdersi, non ritrovare il paese, essere assalito da un branco di lupi inferociti.... ah, la natura!
Per il resto la vita sociale continua ad essere molto internazionale (la poca che faccio, tra pigrizia e sociopatia...): venerdì serata con un australiano, un portoghese, un francese, un polacco e 4 russi... no, non e' l'inizio di una barzelletta.
Che altro dire, il lavoro prosegue abbastanza tranquillo, nonostante le ristrutturazioni continue pare che ci sia abbastanza da fare... vedremo cosa porterà il tempo, qui regna l’incertezza.