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Giù al Nord

Eccoci per la terza e ultima parte del resoconto di viaggio. Non ho raccontato molto ma al momento la mia testa è tutta concentrata qui, abbiamo appena firmato il contratto d'affitto per la casa nuova, e adesso c'è da pulire, imbiancare, sistemare il giardino, mille cose da affrontare al solito con la più totale inesperienza. L'India in tutto questo sembra un ricordo davvero lontano!
Comunque la terza parte è stata nel nord dell'india, nei posti più classici dove vanno la maggior parte dei turisti, e pur con gli inconvenienti che questo comporta le cose da vedere giustificano tutto.
Salutato Harsha e tutta la ciurma sono volato da Bangalore a Jaipur, e da qui è iniziata la mia esperienza nord-indiana. Questo secondo inizio è stato traumatico quasi quanto il primo: a Jaipur i vari ngozianti, commercianti e mendicanti sono veramente troppo insistenti, e la città vecchia molto più grande di quanto mi aspettassi, oltre al fatto che la sua struttura a scacchiera paradossalmente aiuta a perdersi più di quanto non serva ad organizzare le idee. Tra le mete famose è stata quella che mi ha lasciato di meno, sicuramente molto belli i palazzi della città rosa, ed eccezionale il forte di Amber, però non c'è mai stato il feeling giusto con la città.
La tappa successiva è stata Agra. E' vero come molti dicono che la città è orribile, ma d'altra parte non è vero che c'è solo il Taj Mahal: anche il forte e le tombe dei Moghul sono davvero qualcosa di eccezionale. Al Taj Mahal, seguendo il consiglio della guida, ci sono stato all'alba: la levataccia è più che giustificata dalla bellezza dello spettacolo del vederlo emergere dall'oscurità (dal terrazzo dell'hotel mentre facevo colazione), e poi vedergli cambiare colore passo passo mentre il sole si alza, una cosa di quelle che davvero mi rimarranno impresse.
Da lì mi sono mosso a Gwalior, dove mi attendeva Om, un altro ex collega, con cui sono stato solo due giorni ma che mi ha offerto un altro splendido esempio di ospitalità indiana, e un altro assaggio di vita familiare indiana (e la conseguente enorme discriminazione delle donne, ma se riesco ci torno con un post apposito). Oltre alle attrazioni turistiche (praticamente solo il forte, che però è notevole nella sua enormità) Om mi ha anche portato alla fiera della città, che è la somma di una fiera campionaria con un luna-park. Il tutto ovviamente gremito di gente. Anche qui non si vedeva una faccia europea a pagarla, e il culmine è stato il Pozzo della Morte: una specie di mezza botte del diametro di una decina di metri; il pubblico sale sulla sommità e guarda il fondo, dove ci sono due macchine e due moto, che quando partono iniziano ad arrampicarsi sulle pareti fino a girare in verticale sulle stesse, a pochi centimetri dai nostri piedi, facendo acrobazie al volante e al manubrio, il tutto nello stordimento causato dal rumore e dai gas di scarico... esperienza veramente indimenticabile!



Tappa successiva Varanasi (o Benares), la città sacra che sorge sul Gange. Mi aspettavo follie da questa città invece, a parte le pire funebri che fanno una certa impressione, per il resto non è più assurda delle altre. In compenso l'atmosfera è veramente particolare, sia nelle stradine della città vecchia, che nelle gradinate che scendono al fiume, che nei mercati., e pur essendo un posto con molti turisti riesce a trasmettere un senso di autentictià unico. Ci sono celebrazioni religiose ad ogni angolo e il tutto è veramente suggestivo, e anche qui il momento culminante è stato godersi l'alba sul fiume, da una barca a remi: il sole sorge sulla sponda deserta del fiume e si riflette nel fiume infuocando tutto il panorama, e illuminando di rosa la città che sta sulla sponda opposta, veramente eccezionale.
Ultima tappa è stata Delhi, la capitale, in cui ho potuto ammirare la folle complessità del centro storico e la ancora più folle grandiosità megalomane degli inglesi, che ancora nel '900 si permettevano di costruire dal nulla una città gigantesca, con al centro un palazzo più grande di Versailles (e anche più brutto, ça va sans dire...), il tutto a pochi passi dall'intrico di viette della vecchia Delhi.
Questa è la fredda cronaca, per aneddoti e approfondimenti rimando a un improbabile futuro, o a uno spero più probabile incontro a quattr'occhi con tutti voi, io me ne torno a cercare consigli online sul perfetto bricolage!
Ah, certo, qui trovate le foto del nord della terza parte del viaggio, e per i più pigri ho selezionato cento foto cento per una panoramica rapidissima su quello che ho visto, e sono qui.

Karnataka

Eccoci con la seconda parte delle fotografie indiane. Salutato Lore a Mysore ho passato un paio di giorni da solo visitando la città e il parco naturale di Bandipur, e poi sono andato a Bangalore dove sono stato accolto da Harsha, un ex collega, che mi ha offerto una splendida ospitalità indiana. Sono rimasto a casa sua un paio di giorni e poi mi sono imbarcato nel tour del Karnataka, lo stato di cui Bangalore è capitale, con tutta la sua famiglia su un pulmino noleggiato. A parte gli spazi interni da indiani è stata una grandissima esperienza visto che ho vistitato l'india alla maniera degli indiani. Ritmi assurdi, con nottate passate viaggiando, notti in albergo dalle 3 alle 7 di mattina, ma anche perdite di tempo immani alla mattina. Il tutto con due sciure, madre e zia di harsha, vari amici giovani di Harsha e del fratello, una cugina con una bimba di due anni. Insomma l'armata brancaleone, e la cosa incredibile è che nessuno si lamentava (non più di tanto insomma, e comunque tanto non capivo), grazie all'enorme senso della gerarchia indiano. Nulla era veramente pianificato e tutto veniva fatto all'ultimo momento, ma non era un problema per nessuno, nemmeno quando si arrivava a destinazione nel cuore della notte e poi ci si alzava alle 6.30 per poi essere pronti alle 10... persino la bimba di 2 anni si è fatta svariati viaggi in bus di 8-10 ore senza battere ciglio, veramente incredibile!
Il Karnataka non è una regione particolarmente famosa per il turisti, in realtà ci sono delle cose meravigliose, innanzi tutto Hampi, che sono le rovine di questa capitale indù del 1600, distrutta dagli invasori musulmani e quindi rimasta tale e quale a quando loro si sono ritirati: in pratica un sito archeologico enorme ricchissimo di templi e palazzi, in mezzo a colline rocciose punteggiate di enormi monoliti. Veramente da rimanere senza fiato, sia per la ricchezza del patrimonio sia che per la collocazione ed il paesaggio.
E poi sparsi per lo stato ci sono moltissimi templi tra i più antichi e meglio conservati in assoluto, alcuni risalenti al sesto-settimo secolo dopo cristo, tutti scolpiti nella pietra con una opulenza da fare impallidire qualsiasi cattedrale.
E anche il mare è bello, ci sono molte spiagge che fanno concorrenza a quelle più famose di Goa. Insomma c'è davvero un po' di tutto, e Bangalore stessa è un posto che merita una visita. Già di suo era la città indiana più 'europea', con ampi viali alberati, ma adesso con il boom dell'informatica è davvero un posto incredibile, dove si vede una crescita rapidissima, convulsa e non pianificata, che affascina moltissimo. Ovviamente a patto di non doverci vivere!

Kerala & Tamil Nadu

Eccomi finalmente con la prima parte delle foto selezionate, che coprono i primi dieci giorni di vacanza.
Arrivare a Cochin è stata una scelta perfetta (a caso ovviamente), visto che la città vecchia oltre ad essere molto bella e caratteristica è anche estremamente tranquilla; infatti sta sull'estremo di una penisola e la strada finisce lì. E' un posto con mille guesthouse per turisti e pochissimo traffico, il mare e la vista sulla penisola di fronte piena di palme e boscaglia, e permette di avere un impatto morbido con l'india, prima di affrontare il macello delle città 'vere' – basta andare dall'altra parte della laguna a Ernakulam per avere un discreto assaggio.
Tutto questo lo dico con il senno di poi, perché l'arrivo, da solo, senza una stanza prenotata, alle 6 di mattina, è stato piuttosto terrorizzante, e non facevo altro che pensare: ma che ci faccio qui? Chi me l'ha fatto fare? Perché son venuto da solo? Perché non c'è un bancomat? Quando arriva Lorenzo? Anzi, arriverà mai Lorenzo? Ma soprattutto: cosa mi costava prenotare un albergo?
In realtà poi trovare una stanza è stato facilissimo, anche se non me l'avrebbero data fino a mezzogiorno, per cui mollati i bagagli sono partito a esplorare la città, e al mattino presto, a parte alcuni bambini in divisa scolastica che giocavano a cricket prima di andare a scuola (!), non c'era in molto da fare, per cui ho cercato un appoggio familiare entrando in chiesa e sentendomi la fine della messa. Certo in Mayalam, ma insomma una messa è una messa!
Comunque passeggiare sul mare all'alba tra gabbiani, pescatori e gente che faceva yoga in spiaggia mi ha subito messo dell'umore giusto, pieno di entusiasmo e di voglia di esplorare!
E le cose da esplorare non sono mancate: il Kerala è molto bello, soprattutto le 'backwaters', un sistema di lagune e canali che corre lungo la costa per qualche centinaio di chilometri. Girare per i canali con i vaporetti di linea, piuttosto che con le barche a remi per turitsti, è davvero bellissimo per gpdersi l'acqua placida, le palme, i banani, l'infinità di rapaci e uccelli acquatici, e la totale tranquillità dei posti.
Ho anche visitato Munnar, centro di coltivazione del tè tra le montagne dei Ghati, e anche qui i panorami sono stati incredibili: montagne di oltre 2500 metri, con le piantagioni di tè intorno ai 1500 davvero incredibili con il loro verde vivissimo e i motivi geometrici creati dai passaggi per i raccoglitori.
E poi ancora la corsa da Cochin a Mysore con Lorenzo, che alla fine dopo mille intoppi ce l'ha fatta veramente ad arrivare (grande LoRe!), con la sofferenza del trenino a vapore verso Ooty che abbiamo abbandonato a metà, dopo 5 ore per 25 km percorsi, una delle peggiori sòle mai prese da una guida turistica!
Difficile ricordare e descrivere tutto a parole, lascio che parlino le foto, le trovate qui.

The King is always The King

Si parte.
Il momento è arrivato.
E io non me ne rendo ancora conto, tra viaggi più o meno transalpini, festeggiamenti e incontri queste 2 settimane e mezza italiane sono letteralmente volate, e io sono ancora in modalità Natale mentre sarebbe già ora di passare alla modalità viaggione...
Comunque lo zaino è pronto, equipaggiamento ridotto all'osso e tanto ottimismo!
Comunque vada (e speriamo vada in porto), la frase del secolo rimarrà: "Io il 15 sono a Singapore per lavoro, già che ci sono passo, ci vediamo in India?" - Lo Re è sempre il più grande, e visti o non visti si merita tantissimo rispetto e una standing ovation.
Ci vediamo dall'altra parte amico mio, io ci credo!

India!


E’ ufficiale: a gennaio vado in India.
Sono mesi che me la sto preparando, finalmente adesso ho sia il visto che il biglietto in tasca.
Il percorso (che ho cercato di disegnare nella figura, cliccare per vedere in grande) prevede di atterrare a Kochi, nell’estremo sud dell’India, e visitare in solitario la parte meridionale (stati di Kerala e Tamil Naidu) risalendo fino a Bangalore. Qui sarò ospite di un collega, che mi dovrebbe portare in giro per il Karnataka (lo stato di Bangalore), probabilmente insieme a tutta la sua famiglia... rischia di essere una esperienza notevole!
Poi da un punto imprecisato (i piani solitari sono dettagliati, quelli in compagnia quantomai nebulosi) prendo un aereo verso il nord, dove visiterò il classico trittico turistico Jaipur-Aggra-Delhi, visitando un altro ex-colelga a Gwalior, e sperando di riuscirea fare una puntata a Benares.
Il programma è molto intenso, ma d’altra parte di cose da vedere ce ne sono a milioni, e già così è stata necessaria una selezione brutale.
Mi aspetto molto dal viaggio, sicuramente sarà una esperienza molto forte, soprattutto fatta da solo... chiaramente si accettano compagni dell’ultima ora molto volentieri!
Nel frattempo siamo al quart’ultimo giorno di Macedonia, ci si prepara a un weekend di bagordi e festeggiamenti prima dell’addio. Sentimenti contrastanti: sicuramente c’è molta voglia di voltare pagina, di prendere una bella vacanza, di viaggiare, e soprattutto di raggiungere la famiglia che mi aspetta a Lione (una donna, un cane e otto gerbilli!); d’altra parte è stato un anno e mezzo di esperienze notevoli, e di grande feeling con il posto e con la gente dei balcani, di adattamento a una vita facile, tranquilla ed economica da cui è un pò difficile staccarsi per tornare alla vecchia europa della verdura di plastica, degli ipermercati, delle strade deserte di notte e dei negozi chiusi alle 7. Ma l’importante è godersi i momenti al meglio, quindi che inizino i festeggiamenti macedoni, e poi Natale bergamasco, che è sempe una gran bella cosa.

Monte Rosa

La vista dalla vetta

Ebbene sì, sono tornato, vivo.
I 4556 metri di Punta Gnifetti sono stati conquistati, e devo dire che sono soddisfazioni. Personalmente non avevo tutta questa smania di conquistare qualcosa, e mi sarei accontentato di una bella settimana lontano dalla civiltà, tra boschi e montagne, con tenda, fornelli e cibo in spalla: un modo di stare in montagna che mi è stato insegnato dai quelli che sono stati i miei compagni anche di questo viaggio, e che è assolutamente impagabile per come mi permette di staccare e di dimenticarmi di impegni e problemi, e riequilibrare il cervello – per quel poco che è possibile.
Ma sempre gli stessi soci hanno una certa passione per i ghiacciai e per le performance in generale, per cui alla fine mi sono lasciato trascinare nell'impresa, totalmente a digiuno di ramponi, cordate, picozze e quant'altro. Devo dire che ne è valsa la pena.

Panorama dal Gnifetti

Il viaggio è stato impostato con calma, nel senso che ci siamo presi 6 giorni in totale, partendo dai 1685 metri di Gressoney La Trinitè per arrivare sulla vetta e ritorno. Finché siamo stati sotto i 3000 metri c'è stata la possibilità di accamparsi nelle nostre tende e cucinarci il cibo sui fornelli, insomma viverla come piace a noi. Poi, dopo gli accampamenti sul Lago Gabiet e sul Lago Blu, si è incominciato a fare sul serio: siamo saliti ai 3647 del Rifugio Gnifetti, con il primo lembo di ghiacciaio affrontato nella mia vita con tanto di ramponi e picozza, e come ciliegina sulla torta la malefica scaletta per issarsi fino al rifugio, che ha rischiato di diventare il mio personale ponte tibetano (cit. Come è dura l'avventura) ma che per fortuna ho passato indenne sia in salita che in discesa.
A proposito di Tibet, il rifugio stesso è quanto di più tibetano mi sia mai capitato di vedere da queste parti: abbarbicato su un roccione circondato dal ghiacciaio sembra una sorta di Potala più spartano; ma è stata soprattutto l'assenza di acqua nei bagni a riportarmi le sensazioni (olfattive) e il comfort delle latrine tibetane. Certo fare pipì nella turca guardando in faccia sua maestà il seracco è qualcosa di unico.
E poi da lì la vetta: 900 metri (con saliscendi ad aumentare il dislivello reale) tutti su ghiaccio, con partenza alle 5 di mattina al buio e con la lampada frontale in testa. Il silenzio e la tensione del momento della vestizione, il ghiacciaio di notte, le luci lontane delle cordate che ci precedevano sono qualcosa che mi porterò dentro per sempre. Come del resto l'alba sul ghiacciaio, la vista sul mare di nuvole sotto di noi da cui spuntavano solo le vette più alte, e l'arrivo in vetta alla Capanna Margherita, l'ecomostro più alto d'Europa.
Sensazioni davvero difficili da descrivere, posso solo dire che il ghiacciaio in sé è davvero qualcosa che incute timore e rispetto, come una cosa viva e potente, una divinità della natura. E questo non solo quando ci sei in mezzo (anche perché siamo stati nelle parti ovviamente facili e sicure) ma soprattutto quando da posizioni privilegiate - come il rifugio, o molte parti del sentiero - si vedono i crepacci, i seracchi, le spaccature del ghiaccio vivo. E' lì che è evidente la forza dirompente di questa enorme massa semovente, che pur in fase di ritirata riesce a dimostrare una enorme potenza, ed è palesemente in attesa della prossima glaciazione per mostrare ancora una volta i muscoli e cambiare la nostra geografia.

Rifugio Mantova e dintorni

Ma più delle parole spero parlino le immagini, che potete trovare qui. (oppure qui per la versione riassunta - chiaramente consiglio quella completa)
Nel frattempo si torna al lavoro ma non alla vita di tutti i giorni, visto che sono a Lyon per questa settimana nella nuova sistemazione di Sara che diventerà presto anche la mia (la città, non il mini-appartamento in residenza). Per ora il nomadismo estremo continua.

Servizi sergreti italiani, servizi segreti bulgari

Era una delle mete che avevo in mente fin da quando son venuto a Skopje, e finalmente ho concretizzato approfittando della visita dell'ottimo Ale, che per primo ha sperimentato la via low cost verso la Macedonia: volo Bergamo-Sofia e poi bus Sofia-Skopje.
Ci siamo trovati quindi trovati a Sofia per passarci il weekend e poi tornare insieme qui a casa (Skopje intendo). Certo il viaggio in bus è davvero lungo, e certo al confine abbiamo dovuto dargli Ramaja, ma partendo da bergamo è comunque una via da tenere in considerazione per il rapporto qualità prezzo.
Sofia mi ha molto stupito in positivo: indubbiamente le aspettative bassissime che avevo hanno aiutato, però è una capitale europea piuttosto di buon livello sotto tutti i punti di vista, ordinata e decentemente pulita. Pare che di solito sia estremamente caotica, ma vista in un weekend di Agosto in cui tutti erano andati al mare o in montagna mi ha fatto un'ottima impressione, senza essere un totale deserto come Milano a ferragosto.
Ha indubbiamente aiutato anche l'ospitalità di Miro, un couchsurfer che ci ha accolto in casa, sfamato e scarrozzato in giro per la città con una gentilezza e disponibilità veramente eccezionali: per ora tutte le impressioni positive sulla comunità si confermano alla grande.
Certo poi non c'è molto da vedere a livello turistico, e le cose più interessanti sono le testimonianze del gusto per l'orrido dei bulgari, ben simboleggiate da questo fantastico monumento che rappresenta (chiaramente) la storia bulgara. Parlano di demolirlo da qualche anno ma per ora resiste fiero e si staglia al centro dei suoi giardinetti.


Il centro è costruito in stile soviet-neoclassico, con i palazzi del governo e la resitenza del premier che di giorno non sono niente di che, ma di notte sono valorizzati molto bene da una illuminazione suggestiva, e riescono a fare la loro porca figura.


In generale tutto è meglio che a Skopje, sia la città in sé che lo stato di manutenzione, e anche i negozi, i ristoranti e i locali sono decisamente moderni e accattivanti, tutti danno l'idea di essere stati costruiti o rinnovati negli ultimi 5 anni.
A parte questo i bulgari sono veramente uguali ai macedoni in tutto: lingua, modi di fare e di vestire, cucina , e persino nomi dei piatti... il che a una osservazione molto superficiale conferma i sospetti generalizzati che i macedoni in realtà siano bulgari, condiviso un po' da tutti tranne che ovviamente dai macedoni stessi, che odiano i bulgari, rivendicano un pezzo di Bulgaria come macedonia, dicono che il bulgaro deriva dal macedone... stessa vecchia storia insomma. I bulgari in compenso – a differenza per dire dei Greci - non hanno nessun problema di rimando, e si limitano a ignorare e un po' compatire i cugini fuori dall'Europa e bloccati nel loro staterello di quattro montagne.

Plitvice

Dimentichiamo l’ordine temporale e partiamo dal posto più bello in assoluto, i laghi di Plitvice.
Devo dire che sono stato davvero impressionato da questo parco naturale, sotto tutti gli aspetti.
Prima di tutto il posto è splendido: detto molto in breve è una valle in cui il fiume ha formato una serie di laghi su diversi livelli (praticamente come una serie di chiuse), separati da dighe naturali e che comunicano tra loro attraverso una serie di cascate. Il tutto con un’acqua di un turchese irreale, e circondato da boschi lussureggianti: a tratti sembra di stare in qualche posto tropicale, altro che Croazia.

Laghi, cascate e acqua turchese...

In più il parco stesso è organizzato benissimo, con percorsi guidati di lunghezza variabile, bus per il trasporto dei passeggeri nei tratti più, lunghi, barche elettriche per attraversare il lago più grande, il tutto molto ben inserito nell’ambiente, e ben sincronizzato e funzionante. Insomma complimenti ai croati!
Devo dire che tutto l’entroterra croato mi ha sorpreso, aleno da Plitvice verso nord (il resto non l’ho visto). Appena lasciata la costa e scavalcate le prime montagne il paesaggio cambia improvvisamente e devo dire che i Balcani del nord sono davvero molto simili alle Alpi, spesso l’impressione è quella di stare in Austria.
La croazia rimane comunque consigliatissima per una vacanza tra mare, monti e città storiche, e ogni vacanza da quelle parti dovrebbe obbligatoriamente includere una giornata a Plitvice.

La carpa storpia di Plitvice, che frutterà il prossimo nobel in veterinaria


Assiette de cruditès


Ma quanto sono fotogenici i pomodori di mare?

Post a ritroso, nel tempo.
Terminata la settimana Nantese rimangono le foto, soprattutto quelle di sua maestà l’oceano. Dove siamo tornati sabato, in compagnia dell’ottimo Resta che ha cavalcato la Guzzi da Grenoble per venirci a trovare. Come minimo per ricambiare dovevamo portarlo sull’oceano per la prima volta nella sua vita (per lo meno su questo versante dell’atlantico). Questa volta la meta è stata la pointe de saint-gildas, sempre nelle vicinanze di Nantes. Altro posto molto bello, in questo caso più rocce che spiagge, e questo ci ha permesso di vedere un assiette de crudités allo stato brado: tonnellate di cozze (giovani – la stagione della piena maturità è giugno), ostriche, pomodori di mare, patelle e, beh, conchigliame e molluscame vario.
I francesi presenti erano quasi tutti impegnati a rimettere le cose al loro posto, e a riportare il conchigliame alla sua forma naturale (l’assiette de crudités appunto), armati di coltello e paniere; noi ci siamo limitati a una gratificante passeggiata con chiacchierata annessa.
Prossima meta: mediterraneo.


Francesi un po' cozze

Ah, per la cronaca gli europeisti le elezioni le han vinte in Serbia, ma non hanno i numeri per governare... tutto il mondo è paese, ma alcuni posti sono più paesi di altri.

Malgrado Belgrado

Di ritorno dalla Francia ho approfittato di un comodo cambio di aereo a Belgrado (7 ore da aspettare) per visitare la città.
Devo dire che sono rimasto molto sorpreso in positivo; non sapevo bene cosa aspettarmi ma di certo non pensavo di trovare una città a questo livello: elegante, ricca ed ordinata, mi ha fatto rendere conto di quanto sgarrupata sia Skopje.
Il centro città è molto bello: ci sono alcune vie ottocentesche decisamente mitteleuropee, e l'impressione generale è decisamente austroungarica: il fatto di trovarsi sul versante nord dei Balcani si fa sentire tutto. La città sorge sulla confluenza della Sava nel Danubio, e termina con una fortezza sulla cima della collina proprio sulla giunzione dei fiumi, da cui si gode una vista splendida sull'isola sottostante, molto grande e completamente intatta, lasciata a parco e dominata dalla natura.
Sono stato accolto da dei ragazzi contattati tramite couchsurfing, che mi hanno mostrato la città, fatto girare un po' il centro e portato nei punti salienti, con il tipico spirito accogliente e ospitale che anima questa comunità, veramente una di quelle cose che ti danno un po' di fiducia nel genere umano.
Tra l'altro oggi si vota per le elezioni, e lo scontro è praticamente un referendum tra chi si vuole integrare nell'unione europea e chi invece vuole portare avanti una politica isolazionista. L'argomento è caldissimo e qui la politica si vive decisamente con passione da stadio un po' come da noi, e i discorsi gira e rigira cadevano sempre sull'argomento, soprattutto quando io raccontavo dei miei viaggi continui e loro non perdevano occasione di lamentarsi del fatto che gli serve un visto per andare ovunque... inutile specificare che tutti i presenti speravano in una sconfitta dei radicali ed in una integrazione europea. Ma deve passare la nottata.
In ogni caso a questa città bisognerà proprio dedicare un intero fine settimana da Skopje, possibilmente con macchina fotografica al seguito!

Perchè amo l'oceano

Non lo so, in effetti.

Da buon montanaro non sono mai stato particolarmente attratto dal mare, dalla spiaggia, dalla vita balneare. Ma l'oceano mi ha conquistato fin dal primo incontro in quel di Arcachon ormai parecchi anni fa, e ultimamente ho una attrazione veramente profonda per il mare in generale e per l'oceano in particolare, una invidia profonda per chi ci abita vicino e può permettersi passeggiate sulla spiaggia in ogni momento.

Continua a piacermi poco la classica vita di spiaggia, ma il mare nelle mezze stagioni è splendido, soprattutto quando il clima atlantico offre una rara giornata di sole e di caldo, addirittura da abbronzatura. E quindi ne ho approfittato per delle bellissime camminate con Patrizia al seguito (mentre la studiosa, beh, studiava) lungo le spiagge di Pornichet prima e Saint Brevin. Niente di che, solo lunghe camminate sulla spiaggia, zone anche abbastanza popolate di seconde case e con un po' di gente sulla spiaggia, chiaramente molto distribuita sulla vastità della costa. Ed è proprio un gran bel modo di staccare e svuotare la testa di pensieri, tra la sabbia e l'acqua.

Oceano Pulito

St. Nazaire

Come detto dopo la Svizzera siamo saliti al grande nordovest, e dopo i lavori necessari al trasloco ci siamo potuti dedicare a un po' di turismo, in particolare gita sull'oceano, nei posti più vicini a Nantes (una cinquantina di chilometri), dove non ero mai stato.
Prima tappa a St. Nazaire, in pratica il porto industriale di Nantes, dove tuttora ci sono molti cantieri navali, e abbiamo visto un transatlantico gigantesco in costruzione. Piuttosto impressionante vederlo fuori dall'acqua, alto come un palazzo ma mooolto più lungo! La città in sé non è niente di speciale, ma il fatto di avere il lungomare in città è sempre una gran cosa. Volevamo farci una scorpacciata di cozze (moules frites, tres tipique) ma abbiamo scoperto che l'inizio di febbraio non è la stagione giusta (probabilmente la stagione dura 11 mesi e mezzo) e quindi dopo avere girato mezza città ci siamo accontentati di una quiche dal panettiere.

Porniche

Poi, dopo avere passato il ponte sulla foce della Loira – piuttosto impressionante, alto 60 metri nel punto centrale – siamo andati a Pornic (che non è la città natale di John Holmes), questo molto bello. Paesino bretone, anche se tecnicamente siamo nella Loire Atlantique, anche lui sulla foce di un fiume, con porticciolo pieno di barche a vela, mura, castello, scogliere basse e una bella passeggiata sull'oceano. Bellino, niente da dire, uno di quei posti che ti fanno venire voglia di pensione.
Qui qualche foto per rendere un po' l'idea.


Terme

La vista da camera nostra

Eccomi di ritorno dalla traversata delle Alpi. Molto in breve l'itinerario è stato Skopje-Vienna-Milano-Bergamo-Leukerbad-Nantes-Parigi-Zagabria-Skopje, tanto per non annoiarsi.
Ufficialmente per aiutare Sara a traslocare da Nizza a Nantes, in una nuova, lussuosa residenza di quasi 40 mq, con tanto di parquet e mobili di design ed esposizione a sud; in realtà è stata soprattutto una bellissima vacanza, l'occasione per passare da casa (che fa sempre piacere), e per mettersi on the road (idem).



Da qui messere si domina la valle (del Rodano)

Ma soprattutto per godersi, anche se solo per un giorno e mezzo, le montagne svizzere e le terme di Leukerbad. La gita è consigliatissima a chiunque, in un weekend si fa comodamente partendo da Bergamo/Milano, ed in inverno è spettacolare.
Perchè come al solito sull'altro versante delle Alpi nevica di brutto, per cui una volta passato il Sempione (auto caricata sul treno, molto comoda come soluzione, costa molto meno dei tunnel automobilistici, ed è più rilassante) dall'altra parte c'era neve a pacchi, soprattutto una volta imboccata la valletta laterale che porta a Leukerbad. La quale cittadina è collocata in una posizione spettacolare, al centro di un anfiteatro di picchi innevati che
chiudono la valle, per cui in qualsiasi punto del paese quando alzi la testa vedi montagne, veramente impressionante.

Leukerbad

La ragione principale della visita è che Leukerbad è anche una delle maggiori stazioni termali delle Alpi, ed è il motivo per cui vale veramente la pena di visitarla. Ci sono svariati stabilimenti termali, l'idea era di visitare i due maggiori ma poi visti i ritmi super rilassati da vacanza alla fine siamo stati solo all'Alpentherme.
Lo stabilimento è carino, con varie possibilità di trattamenti, e due vasche interne a diverse temperature con qualche idromassaggio. Ma la cosa veramente esaltante è la vasca esterna: una piscina di acqua calda all'aperto con idromassaggi vari, che permette di starsene a mollo nell'acqua calda ammirando il paesaggio innevato circostante senza filtro sensazione indescrivibile (la foto del link sopra rende l'idea).


L'acqua è molto calda per cui ogni tanto fa bene uscire e godersi l'aria frizzante. Se poi uno ha passato 6 mesi in lettonia può anche farsi prendere e rotolarsi nella neve, per poi rituffarsi nell'acqua calda... esaltante. Ovviamente serve una giornata di sole per goderlo al meglio (anche se probabilmente anche stare nell'acqua calda mentre ti nevica in testa dev'essere qualcosa di unico), e noi fortunatamente l'abbiamo beccata: arrivo il lunedì mentre nevicava, martedì sole splendido e partenza mercoledì con la pioggia... che dire, baciati dal sole!
Devo dire veramente bella anche l'atmosfera montana svizzera: ovviamente tutto lindo e ordinato, ma anche accogliente, tutti molto gentili, strade spazzate con regolarità, tanta, tanta neve, tanta quiete e tanto formaggio. Non a buon mercato, ma sicuramente molto valido.
Qui una galleria più estesa di foto.

Primo dell'anno mediterraneo


Non è una novità il mio amore per la costa azzurra. Ma passare un primo dell’anno a passeggiare per il promontorio di Cap D’Antibes, con una giornata così, non può che far salire ulteriormente le già alte quotazioni del posto, direi che le immagini parlano da sole.
I successivi giorni non sono stati all’altezza, è tutto grigio e piove parecchio, ma non è che si possa pretendere troppo, comunque sono in casa a lavorare, per cui non ci si può lamentare troppo. In fondo una giornata grigia ad Antibes è comunque meglio di una giornata grigia a Skopje!

De genitalis muli

Sublime dialogo avuto in macelleria a Nemi, nei castelli romani, mentre compravamo prelibatezze gastronomiche a base di porco, tra cui i rinomati ‘coglioni di mulo’ . La salumaia era una simpatica signora sui 45 con la classica verve laziale.

Io – Vorrei un coglione di mulo.
Salumaia – Di solito quelli se vendono a coppie.
Io – Me ne basta uno, grazie
Salumaia – Duro o molle?
Io - ….
Salumaia – quello duro è più stagionato, ma se nun l’hai mai provato mejo molle.
Io – Ok, molle.

E finisco la mia spesa. Poi iniza a fare la spesa Daniela (from Venezia, nord), con vocina angelica da Memole:

D – Un coglione di mulo
Salumaia – Daje, questi se vendono a coppie.
D (sempre più angelica) – Ma io e vorrei uno solo
Salumaia – Se vuoi potemo fà
n cojone e ‘na palla der nonno
D (voce angelica e occhi da manga con le stelline dentro) – No grazie, solo un coglione
Salumaia – Inzomma ste palle der nonno nun le vole mai nessuno
D (ormai a livelli di angelicità che Memole in confronto è un camionista) – Grazie, va bene solo un coglione
Salumaia – Brava!

Io vi amo a voi romani.

Sono Pazzi Questi Romani

Dopo Vienna, altro giro in una capitale imperiale decaduta. Che dire, difficile immaginare due atmosfere più diverse: se Vienna è il museo di se stessa, Roma fa della decadenza il suo marchio di fabbrica. In fondo sono già alcune centinaia di anni che i nordeuropei ci vanno, studiano rovine, disegnano, si fanno domande, confrontano la grandezza passata alla pochezza presente, e poi tornano a casa dicendo che l'italia e' stupenda ma non vorresti mai viverci.
Io mi chiedo se questa città sia mai stata davvero splendida e maestosa. In fondo anche pensando ai periodi di maggior splendore quando sono stati costruiti i monumenti che oggi ammiriamo (la Roma imperiale, la capitale dei papi), se ci soffermiamo sulle cronache o comunque sull’idea, l’impressione che è rimasta, non ci spostiamo di molto dalla Roma del 2000: un gran casino. Un brulicare di gente, viaggiatori, intrighi, trame. E questo gran casino che dura da quasi 3 millenni esercita un fascino irresistibile sul viaggiatore: quella grandiosità, quel rosso, quei pini a ombrello, quella luce radente, come fai a non innamorarti?
E’ anche vero che, da viaggiatore, non mi sento particolarmente a casa: sarò anche nella mia capitale ma il senso di estraneità è forte, pure la lingua parlata è ben diversa da quella a cui sono abituato, e persino per ordinare una focaccia devi sapere quando e dove domandare.
Tutto questo si concretizza in una complessa miscela di attrazione e repulsione, su tutti i livelli: una città splendida ma poco vivibile, ricca di verde ma trafficatissima, ricca di storia ma schiacciata dall'eredità, dove ho amici eccezionali ma io vi odio a voi romani.
Dopo queste confuse riflessioni chiudo dicendo che è stato un fine settimana splendido, passato con persone splendide in un posto splendido, mangiando (troppo) cibo splendido, qundi grazie a tutti di cuore.
E infine rieccoci nella maestosa Skopje.

Never mind the bollocks...

Un po’ mi secca fare pubblicità, ma nella ferma convinzione che questo non sposterà nemmeno del’ottavo decimale le vendite condivido con voi questa allegro manifesto che campeggiava su di un chiosco bibite nel centro di Vienna. Qualche esperto di cose teutoniche sa darmi lumi su cosa possa significare?

Inoltre ho scoperto che l’aquilotto simbolo dell’Austria, eredità imperiale, che campeggia un po’ in tutte le salse ovunque nel paese, stringe tra le zampe... falce e martello! Ciò che è stato eliminato dalle bandiere di Russia e Bulgaria campeggia ancora fieramente e impunemente nel simbolo di questo covo di comunisti! Cosa aspetta il Berlusca a chiederne l’espulsione dalla comunità Europea? Bush a farci una guerra preventiva?

L'impero non colpisce più

Gli scherzi della storia: sei lì in mezzo all’Europa a fare l’impero, te la giochi con le superpotenze del momento, poi ti distrai un attimo, perdi una guerra mondiale e rimani uno staterello che tutti considerano una provincia sfigata della Germania, una roba nata secoli dopo.
E in pochi posti come a Vienna si respira l’aria di una grandezza perduta, di città cristallizzata nel proprio glorioso passato. Non di decadenza, per carità, perchè tutte è lindo e pulito e restaurato e ben tenuto, ma proprio di una città che non è viva, ma che è il museo di se stessa. Incredibilmente tranquilla per una capitale di lunedì mattina, piena di persone a passeggio, un po’ di turisti, tante biciclette, e appartentemente nessuna fretta.
Che in effetti non si capisce bene di cosa campino, sti austriaci. Cioè, com’è che l’Austria è un paese ricco? Hanno perso la prima guerra mondiale, sono stati invasi nella seconda, a me non viene in mente un solo nome di industria austriaca – anzi uno, Ktm – agricoltura pochina visto che stanno in mezzo alle montagne... che siano ricchi di bauxite? Dovrei proprio rispolverare il libro di geografia delle medie.
In ogni caso la mia impressione è quantomai superficiale, visto che ho fatto un giro in centro a piedi di meno di due ore, visto che avevo più di 4 ore da aspettare nel cambio tra due aerei, e che dall’aereoporto si arriva in centro con 16 minuti (e pure 16 euro) di treno. E ne è valsa la pena visto che nonostante ci fossi stato già due volte mi ricordavo proprio poco, quindi ci voleva questo veloce ripasso, approffittando anche di una giornata splendida.

Patrizia, Nizza.

Eccomi di ritorno da un weekend francese da Sara denso di emozioni, in cui ho conosciuto Patrizia, il cane di famiglia! Eccola qui in tutto il suo splendore di iena! E’ dolcissima ed appena reduce da un anno di canile, un grosso benvenuto!



In più ne ho approfittato per visitare per la prima volta Nizza, dove non ero mai stato nonostante i numerosi giri in costa azzurra. Non sapevo bene cosa aspettarmi, se una posto fighetto e balneare tipo Cannes o una cashbah caotica come Marsiglia: devo dire che siamo più dalle parti della prima, quantomeno nel centro. Il lungomare è estremamente elegante, anche se la famosa Promenade des Anglais è separata dalla prima fila di palazzi da uno stradone enorme, non proprio il massimo per passeggiare. Comunque dato che è città turistica da almeno un paio di secoli tutte le strutture del centro sono eleganti palazzi ottocenteschi o primo novecento, con notevoli sfoggi di neoclassico e liberty. La città vecchia invece è estremamente ligure, con stradine strette e in salita, e case molto alte. Mi ha stupito che gli sciovinisti francesi abbiano concesso i sottotitoli in dialetto alle vie della città vecchia, che suonano assolutamente genovesi. Poi basta muoversi di un paio di vie e l’alta percentuale di nordafricani diventa evidente, con macellerie halal e pasticcerie cariche di splendidi dolci – e sì, l’aspetto ordinato e fighetto da località di mare scompare velocemente. Interessante miscuglio insomma. E ho decisamente un debole per i posti dove la spiaggia è in città, penso che l’idea di uscire dall’ufficio e andare direttamente in riva al mare, beh, la qualità della vita la impenni non poco.

Adieu, douce france

Nonostante i tentativi dell’Alitalia di rovinarmelo (proseguiti tentando in tutti i modi di non pagarmi il rimborso che mi spetta, al momento ho in tasca solo un inutile pezzo di carta con una cifra scritta sopra dopo avere protestato negli uffici alitalia di Nizza, Milano e Skopje. Spero di riuscire a farmelo pagare prima che la compagnia fallisca. E spero che poi fallisca) mi sono goduto il weekend da Sara ad Antibes. Il posto è veramente splendido, sia dove vive e lavora lei, Sophia Antipolis, che il paese di Antinbes, il mare e tutti i dintorni.
Sophia Antipolis è un polo tecnologico fatto alla francese, quindi in maniera grandiosa: qualche ettaro di colline e pineta in cui hanno inserito con molto gusto molte palazzine per ospitare uffici e ditte, tutte basse, un piano massimo due, immerse nei pini in modo che da ogni edificio ne vedi al massimo un altro, e per il resto solo pini e colline... il tutto a 10 chilometri dal mare e dalla costa azzurra, e a 20 chilometri dalle montagne. Già, un posto niente male per parcheggiarsi. Certo un po’ provinciale rispetto a Skopje, ma comunque bellino.
Il paese di Antibes è pure molto bello, con una parte vecchia ben conservata e restaurata, che ricorda molto i centri storici dell’entroterra ligure, senza negozi ma solo con antiche abitazioni. Poi ovviamente c’è la parte intorno con le vie struscio e i negozi chic da costa azzurra, ma comunque l’insieme è molto gradevole, decisamente molto meglio della sopravvalutata Cannes, che invece è moderna e sgraziata.
Anche il volo Nizza-Milano è molto bello, fatto su un aereo giocattolo da 30 posti che vola a bassissima quota, sorvolando tutta la costa azzurra e buona parte della Liguria, per poi piegare verso l’interno, scavalcare le alpi liguri e un po’ di campi prima di atterrare a Malpensa... insomma molto panoramico.
Con questi scorci di mediterraneo negli occhi rieccomi in mezzo alle montagne, dove la temperatura fortunatamente è un po’ diminuita e adesso è sopportabile, pronto per nuove avventure balcaniche nel weekend!