La maison jaune

Eccoci qui, vita nuova, blog nuovo.
E' passato parecchio tempo dall'ultimo aggiornamento, ma siamo stati parecchio impegnati a mettere su casa. In affitto, e non oso pensare a cosa debba essere comprarsela visti gli sforzi che ci abbiamo messo.
Comunque è quasi tutto pronto (manca solo il letto, dettagli), e l'abbiamo resa decisamente nostra, con tanto sudore della fronte e tanto rispetto guadagnato per quelle categorie che di solito si insultano per quanto fanno pagare salata la loro opera, ma che in effetti si fanno un bel mazzo tanto!
Nella fattispecie abbiamo imbiancato la zona giorno, e dato anche il livello pessimo delle finiture francesi di questa 'maison de campagne', leggi rustica al massimo, è stata una impresa: muri intonacati a spatolate e non tirati a gesso, soffitto piatto come l'irlanda, tutto ha cospirato a rendere inutilizzabile il rullo e costringerci a fare tutto a pennello... e stiamo parlando di un locale di 40 metri quadri, una faticaccia nera per dei totali principianti. Ecco qui un po' di foto, noi pensiamo che ne sia valsa la pena!
E poi abbiamo anche il giardino, per cui stiamo tentando un improbabile orto, e anche lì tanta fatica per un lavoratore, ehm, intellettuale come me, soprattutto a dissodare la terra per quei pochi miseri metri quadri dedicati alle verdure. Per ora i germogli sono cresciuti con soddisfazione, anche se ieri abbiamo avuto l'emergenza lumache, i mostri mi hanno raso al suolo la coltura di peperoncini e gravemente danneggiato i girasoli. E quindi è guerra aperta, anche se per ora le trappole a birra non hanno dato nessun frutto, ma abbiamo parecchi altri rimedi da mettere in campo.
Alla fine ci siamo sitemati a L'arbresle, che è un bel paesino a 25 km da Lione, all'inizio della zona del Beaujolais, con tante colline verdi tutto intorno, zona veramente pacifica e rilassante, certo lontana dal centro e dalla vita mondana ma non si può avere tutto nella vita. In ogni caso la casa è molto grande, abbiamo ben due stanze per gli ospiti, tre posti letto veri (eh, quando avremo un letto per noi, insomma) e tanto tanto pavimento a disposizione – c'è anche una cuccia di scorta volendo. Quindi chi vuole venirci a trovare è più che benvenuto!
Come si vede le tematiche sono bruscamente cambiate, da viaggi ed esperienze esplorative a tematiche da pensionato come il bricolage e il giardinaggio. In effetti il cambiamento è stato netto, ma per ora va tutto per il meglio. Grande assente per ora il lavoro, ma adesso che la casa è praticamente a posto si può iniziare a cercare qualcosa. Sulla Francia non ho molto da raccontare, sia perchè comunque è un posto che conoscevo già bene sia perchè la maggior parte del tempo l'ho passata in casa a lavorare, vita sociale ed esplorazioni nei dintorni poche... per quelle si attende la moto nuova, che dovrebbe arrivare a giorni, e da lì si inizierà a godere della primavera!

Giù al Nord

Eccoci per la terza e ultima parte del resoconto di viaggio. Non ho raccontato molto ma al momento la mia testa è tutta concentrata qui, abbiamo appena firmato il contratto d'affitto per la casa nuova, e adesso c'è da pulire, imbiancare, sistemare il giardino, mille cose da affrontare al solito con la più totale inesperienza. L'India in tutto questo sembra un ricordo davvero lontano!
Comunque la terza parte è stata nel nord dell'india, nei posti più classici dove vanno la maggior parte dei turisti, e pur con gli inconvenienti che questo comporta le cose da vedere giustificano tutto.
Salutato Harsha e tutta la ciurma sono volato da Bangalore a Jaipur, e da qui è iniziata la mia esperienza nord-indiana. Questo secondo inizio è stato traumatico quasi quanto il primo: a Jaipur i vari ngozianti, commercianti e mendicanti sono veramente troppo insistenti, e la città vecchia molto più grande di quanto mi aspettassi, oltre al fatto che la sua struttura a scacchiera paradossalmente aiuta a perdersi più di quanto non serva ad organizzare le idee. Tra le mete famose è stata quella che mi ha lasciato di meno, sicuramente molto belli i palazzi della città rosa, ed eccezionale il forte di Amber, però non c'è mai stato il feeling giusto con la città.
La tappa successiva è stata Agra. E' vero come molti dicono che la città è orribile, ma d'altra parte non è vero che c'è solo il Taj Mahal: anche il forte e le tombe dei Moghul sono davvero qualcosa di eccezionale. Al Taj Mahal, seguendo il consiglio della guida, ci sono stato all'alba: la levataccia è più che giustificata dalla bellezza dello spettacolo del vederlo emergere dall'oscurità (dal terrazzo dell'hotel mentre facevo colazione), e poi vedergli cambiare colore passo passo mentre il sole si alza, una cosa di quelle che davvero mi rimarranno impresse.
Da lì mi sono mosso a Gwalior, dove mi attendeva Om, un altro ex collega, con cui sono stato solo due giorni ma che mi ha offerto un altro splendido esempio di ospitalità indiana, e un altro assaggio di vita familiare indiana (e la conseguente enorme discriminazione delle donne, ma se riesco ci torno con un post apposito). Oltre alle attrazioni turistiche (praticamente solo il forte, che però è notevole nella sua enormità) Om mi ha anche portato alla fiera della città, che è la somma di una fiera campionaria con un luna-park. Il tutto ovviamente gremito di gente. Anche qui non si vedeva una faccia europea a pagarla, e il culmine è stato il Pozzo della Morte: una specie di mezza botte del diametro di una decina di metri; il pubblico sale sulla sommità e guarda il fondo, dove ci sono due macchine e due moto, che quando partono iniziano ad arrampicarsi sulle pareti fino a girare in verticale sulle stesse, a pochi centimetri dai nostri piedi, facendo acrobazie al volante e al manubrio, il tutto nello stordimento causato dal rumore e dai gas di scarico... esperienza veramente indimenticabile!



Tappa successiva Varanasi (o Benares), la città sacra che sorge sul Gange. Mi aspettavo follie da questa città invece, a parte le pire funebri che fanno una certa impressione, per il resto non è più assurda delle altre. In compenso l'atmosfera è veramente particolare, sia nelle stradine della città vecchia, che nelle gradinate che scendono al fiume, che nei mercati., e pur essendo un posto con molti turisti riesce a trasmettere un senso di autentictià unico. Ci sono celebrazioni religiose ad ogni angolo e il tutto è veramente suggestivo, e anche qui il momento culminante è stato godersi l'alba sul fiume, da una barca a remi: il sole sorge sulla sponda deserta del fiume e si riflette nel fiume infuocando tutto il panorama, e illuminando di rosa la città che sta sulla sponda opposta, veramente eccezionale.
Ultima tappa è stata Delhi, la capitale, in cui ho potuto ammirare la folle complessità del centro storico e la ancora più folle grandiosità megalomane degli inglesi, che ancora nel '900 si permettevano di costruire dal nulla una città gigantesca, con al centro un palazzo più grande di Versailles (e anche più brutto, ça va sans dire...), il tutto a pochi passi dall'intrico di viette della vecchia Delhi.
Questa è la fredda cronaca, per aneddoti e approfondimenti rimando a un improbabile futuro, o a uno spero più probabile incontro a quattr'occhi con tutti voi, io me ne torno a cercare consigli online sul perfetto bricolage!
Ah, certo, qui trovate le foto del nord della terza parte del viaggio, e per i più pigri ho selezionato cento foto cento per una panoramica rapidissima su quello che ho visto, e sono qui.

Karnataka

Eccoci con la seconda parte delle fotografie indiane. Salutato Lore a Mysore ho passato un paio di giorni da solo visitando la città e il parco naturale di Bandipur, e poi sono andato a Bangalore dove sono stato accolto da Harsha, un ex collega, che mi ha offerto una splendida ospitalità indiana. Sono rimasto a casa sua un paio di giorni e poi mi sono imbarcato nel tour del Karnataka, lo stato di cui Bangalore è capitale, con tutta la sua famiglia su un pulmino noleggiato. A parte gli spazi interni da indiani è stata una grandissima esperienza visto che ho vistitato l'india alla maniera degli indiani. Ritmi assurdi, con nottate passate viaggiando, notti in albergo dalle 3 alle 7 di mattina, ma anche perdite di tempo immani alla mattina. Il tutto con due sciure, madre e zia di harsha, vari amici giovani di Harsha e del fratello, una cugina con una bimba di due anni. Insomma l'armata brancaleone, e la cosa incredibile è che nessuno si lamentava (non più di tanto insomma, e comunque tanto non capivo), grazie all'enorme senso della gerarchia indiano. Nulla era veramente pianificato e tutto veniva fatto all'ultimo momento, ma non era un problema per nessuno, nemmeno quando si arrivava a destinazione nel cuore della notte e poi ci si alzava alle 6.30 per poi essere pronti alle 10... persino la bimba di 2 anni si è fatta svariati viaggi in bus di 8-10 ore senza battere ciglio, veramente incredibile!
Il Karnataka non è una regione particolarmente famosa per il turisti, in realtà ci sono delle cose meravigliose, innanzi tutto Hampi, che sono le rovine di questa capitale indù del 1600, distrutta dagli invasori musulmani e quindi rimasta tale e quale a quando loro si sono ritirati: in pratica un sito archeologico enorme ricchissimo di templi e palazzi, in mezzo a colline rocciose punteggiate di enormi monoliti. Veramente da rimanere senza fiato, sia per la ricchezza del patrimonio sia che per la collocazione ed il paesaggio.
E poi sparsi per lo stato ci sono moltissimi templi tra i più antichi e meglio conservati in assoluto, alcuni risalenti al sesto-settimo secolo dopo cristo, tutti scolpiti nella pietra con una opulenza da fare impallidire qualsiasi cattedrale.
E anche il mare è bello, ci sono molte spiagge che fanno concorrenza a quelle più famose di Goa. Insomma c'è davvero un po' di tutto, e Bangalore stessa è un posto che merita una visita. Già di suo era la città indiana più 'europea', con ampi viali alberati, ma adesso con il boom dell'informatica è davvero un posto incredibile, dove si vede una crescita rapidissima, convulsa e non pianificata, che affascina moltissimo. Ovviamente a patto di non doverci vivere!

Kerala & Tamil Nadu

Eccomi finalmente con la prima parte delle foto selezionate, che coprono i primi dieci giorni di vacanza.
Arrivare a Cochin è stata una scelta perfetta (a caso ovviamente), visto che la città vecchia oltre ad essere molto bella e caratteristica è anche estremamente tranquilla; infatti sta sull'estremo di una penisola e la strada finisce lì. E' un posto con mille guesthouse per turisti e pochissimo traffico, il mare e la vista sulla penisola di fronte piena di palme e boscaglia, e permette di avere un impatto morbido con l'india, prima di affrontare il macello delle città 'vere' – basta andare dall'altra parte della laguna a Ernakulam per avere un discreto assaggio.
Tutto questo lo dico con il senno di poi, perché l'arrivo, da solo, senza una stanza prenotata, alle 6 di mattina, è stato piuttosto terrorizzante, e non facevo altro che pensare: ma che ci faccio qui? Chi me l'ha fatto fare? Perché son venuto da solo? Perché non c'è un bancomat? Quando arriva Lorenzo? Anzi, arriverà mai Lorenzo? Ma soprattutto: cosa mi costava prenotare un albergo?
In realtà poi trovare una stanza è stato facilissimo, anche se non me l'avrebbero data fino a mezzogiorno, per cui mollati i bagagli sono partito a esplorare la città, e al mattino presto, a parte alcuni bambini in divisa scolastica che giocavano a cricket prima di andare a scuola (!), non c'era in molto da fare, per cui ho cercato un appoggio familiare entrando in chiesa e sentendomi la fine della messa. Certo in Mayalam, ma insomma una messa è una messa!
Comunque passeggiare sul mare all'alba tra gabbiani, pescatori e gente che faceva yoga in spiaggia mi ha subito messo dell'umore giusto, pieno di entusiasmo e di voglia di esplorare!
E le cose da esplorare non sono mancate: il Kerala è molto bello, soprattutto le 'backwaters', un sistema di lagune e canali che corre lungo la costa per qualche centinaio di chilometri. Girare per i canali con i vaporetti di linea, piuttosto che con le barche a remi per turitsti, è davvero bellissimo per gpdersi l'acqua placida, le palme, i banani, l'infinità di rapaci e uccelli acquatici, e la totale tranquillità dei posti.
Ho anche visitato Munnar, centro di coltivazione del tè tra le montagne dei Ghati, e anche qui i panorami sono stati incredibili: montagne di oltre 2500 metri, con le piantagioni di tè intorno ai 1500 davvero incredibili con il loro verde vivissimo e i motivi geometrici creati dai passaggi per i raccoglitori.
E poi ancora la corsa da Cochin a Mysore con Lorenzo, che alla fine dopo mille intoppi ce l'ha fatta veramente ad arrivare (grande LoRe!), con la sofferenza del trenino a vapore verso Ooty che abbiamo abbandonato a metà, dopo 5 ore per 25 km percorsi, una delle peggiori sòle mai prese da una guida turistica!
Difficile ricordare e descrivere tutto a parole, lascio che parlino le foto, le trovate qui.

Rieccomi

Rieccomi.
Son passati due mesi, e sono successe un sacco di cose. Presto (secondo ispirazione) riprenderò il filo dei miei viaggi per raccontare un po' delle 5 settimane in India, e della settimana di mare a Mauritius, con foto annesse e connesse. Decisamente questo 2009 è iniziato all'insegna della spensieratezza!
Il viaggio in india è stato eccezionale, davvero una esperienza notevole, un turbinio di luoghi visti e persone incontrate, tanta strada fatta con tante persone diverse... tra cui anche LoRe, che naturalmente da par suo ce l'ha fatta (anche se abbiamo tremato fino alla fine, il visto è stato fatto all'ultimo minuto utile e poi ha rischiato di perdere la coincidenza aerea causa ritardi dell'Air France).
Troppe cose, sicuramente molto è stato già scritto e detto molto meglio di quanto possa fare io, e la quantità di cose da raccontare mi blocca, vedremo nei prossimi giorni. Intanto dopo 2 mesi di nomadismo torno stabile in quel di Lione, con una morosa anche lei finalmente stabile e impegnata con ritmi umani... adesso si cerca casa insieme, che significherà anche un cambio di intestazione di questo blog! Hehe... intanto sono ufficialmente emigrante transalpino, ci vorrà un attimo per abituarmi al nuovo status.

The King is always The King

Si parte.
Il momento è arrivato.
E io non me ne rendo ancora conto, tra viaggi più o meno transalpini, festeggiamenti e incontri queste 2 settimane e mezza italiane sono letteralmente volate, e io sono ancora in modalità Natale mentre sarebbe già ora di passare alla modalità viaggione...
Comunque lo zaino è pronto, equipaggiamento ridotto all'osso e tanto ottimismo!
Comunque vada (e speriamo vada in porto), la frase del secolo rimarrà: "Io il 15 sono a Singapore per lavoro, già che ci sono passo, ci vediamo in India?" - Lo Re è sempre il più grande, e visti o non visti si merita tantissimo rispetto e una standing ovation.
Ci vediamo dall'altra parte amico mio, io ci credo!

Il cuore è uno zingaro e io vado


Gli ultimi giorni sono stati vissuti con la paranoia del sovrappeso. Non il mio, pure in agguato dietro le infinite cene, ma quello della mia valigia, altrimenti nota come balena gialla. Avevo già cominciato a portare a casa un po' di roba negli ultimi viaggi, e lo scorso giro avevo dovuto fare appello a tutto il senso materno della sciura al check in (la mia arma migliore è l'aria spaurita da coniglio bagnato, peraltro per nulla simulata) per non pagare il supplemento per il peso del bagaglio. Dopo infiniti travasi dal bagaglio spedito a quello a mano, e dopo avere abbandonato al loro destino aeroportuale un po' di libri e qualche barattolo di prezioso ajvar (comprato, non avrei mai mollato quello artigianale), sono stato finalmente ammesso a bordo, con “solo” 5 kg di sovrappeso nel bagaglio spedito e 4 in quello a mano, chiudendo tutti e due gli occhi sulla quantità di roba che avevo infilato nella borsa del computer, considerata extraterritoriale.
Stavolta il tutto era ancora più pesante ma miracolosamente la stessa sciura non ha fatto una piega (tra l'altro la bilancia del check in era rotta, almeno dal lato passeggero), imbarcando la mia mega valigia e non degnando di un'occhiata il mio enorme e pesantissimo bagaglio a mano costituito da due borse. Viaggiando di martedì e non di venerdì come al solito il volo non è completamente pieno, e sono arrivato abbastanza presto... ma soprattutto evviva la leggendaria elasticità balcanica!
La giornata della partenza è stata dedicata ovviamente ai bagagli e allo svuotamento della casa. La sera prima ho invitato gli amici del circolo più stretto a cena, e insieme ai regali di Natale ho preparato tutte le cose che avevo accumulato nella mia permanenza e che non mi avrebbero seguito in Italia, le ho messe tutte insieme su un tavolo, e chi voleva se le è portate a casa. Temevo imbarazzi e reticenze ma il pragmatismo asiatico (due tailandesi e un indiano presenti tra gli altri) ha rapidamente rotto il ghiaccio e alla fine non è rimasto nulla: spezie, padelle, caffettiera, bottiglie di vino, biscotti, scolapasta, utensili vari da cucina... tutto ha trovato una nuova casa, e la cosa mi fa molto piacere, penso che sia una bella tradizione da giramondo questa, me l'ha insegnata un'australiana nel mio primo mese a Riga e ho replicato molto volentieri!
Alla fine comunque mi sono avanzati svariati sacchi di avanzi tra vetro e plastica (atavica pigrizia nel portare giù la spazzatura non puzzolente), un sacco di vestiti frusti, e due tre sacchetti di rumentaglia varia non riciclabile... quindi (non senza profonde riflessioni filosofiche sulla nostra civiltà degli sprechi), ho iniziato a portare il tutto verso i cassonetti sotto casa. Il primo viaggio l'ho fatto con il sacco dei vestiti e un paio di sacchi di rumenta pura; arrivato a destinazione ai cassonetti c'era il canonico zingaro che differenziava (come ho già raccontato LINK)... quindi ho buttato dentro la rumenta e gli ho dato direttamente il mano il sacchetto con i vestiti, facendolo ovviamente piuttosto contento.
Poi nel tempo di un giro di ascensore torno con i sacchetti di plastica e vetro, e lo trovo tutto intento a 'differenziare' la mia spazza che aveva prontamente recuperato, questa sì che è efficienza!
Gli dò i sacchetti e lui quasi mi abbraccia (anche se erano già differenziati, gli ho tolto il divertimento), e mi chiede a gesti se ne avevo ancora, al che gli dico “no, finish, basta”, e lui:
“ma sei italiano?”
“sì”
“E ma dillo, parla italiano che ci capiamo!”
“ah parli italiano? Sei stato in Italia?”
“Si, sono stato a Roma, a Bari, a Milano... la mia famiglia è ancora là. Si sta bene in Italia, in Macedonia invece non tanto, perché non c'è lavoro!”
“.....”
“Si, è vero, in italia lavoravo mezza giornata nel magazzino di una boutique! Ah, stai lasciando la Macedonia? Allora buona fortuna per tutto!”
“Grazie, ciao!”
“Ciao. Scusa eh, ma sicuro che non hai altra roba in casa da buttare?”
“Si, sicuro...”
“Ah, ok, grazie. Scusa se te lo chiedo, ma non è che hai degli spicci che mi devo comprare da mangiare?”

Grandissimo, mi ha fatto morire dal ridere... alla fine un simpatico spicchio di umanità, e soprattutto un notevole calmante per i miei sensi di colpa che mi assalgono ogni volta che butto qualcosa... sapere che finisce in altre mani e non al macero mi fa davvero piacere.


Addio Vodno sorgente dall'acque

Tra ripetute feste di addio, il momento del saluto a Skopje è arrivato davvero. Sono in aereo e ho appena detto ciao alle luci della città, con una grossa dose di malinconia. E' il secondo cambio di nazione in due anni, anche se quello a Riga è stato dilazionato e non definivo, ci sono pure tornato per lavoro da Skopje. Qui invece le prospettive di tornare sono abbastanza scarse, legate alla buona volontà di farsi il viaggio. Cosa che prima o poi conto di fare visti i legami forti che sono rimasti con questa terra. In effetti se l'addio alla Lettonia non mi era particolarmente pesato lasciare la Macedonia mi dispiace. E' stato un anno e mezzo di vita facile, tranquilla, con alti e bassi di vita sociale ma ultimamente davvero con molte attività e amicizie che dispiace abbandonare.
Le feste e gli addii al lavoro sono stati di soddisfazione, con l'idea di avere in qualche modo lasciato un segno nelle persone con cui ho collaborato. C'è anche un senso di disastro imminente a livello del progetto, ma a questo punto non sono più problemi miei!
La sensazione di distacco non c'è quasi mai stata, tra i vari caffè / cene / birre di addio, e le tante cose da fare e da concludere prima di partire, i bagagli, i regali di natale... ma mentre salivo sull'aereo, cosa fatta decisamente molte volte nell'aeroporto locale, la sensazione di farlo per l'ultima volta mi è arrivata tutta d'un colpo, e il decollo è stato abbastanza malinconico. Ma adesso si volta pagina, mi aspetta una grande viaggio in India e soprattutto una bella avventura francese tutta da inventare... e ultimamente mi sono scoperto una grande passione per le pagine bianche!
Quando sono venuto a Skopje non avevo idea di quanto ci sarei rimasto, alla fine è stato un anno e mezzo in cui ho fatto e visto molte delle cose che meritavano, ma non ho visitato i dintorni quanto avrei voluto...
Visitare i posti turistici della Macedonia – fatto
Scofanarsi più e più volte le super grigliate macedoni, precedute naturalmente da abbondante antipasto misto – fatto
Diffondere il più possibile il verbo di Rakja e Ajvar nell'arido occidente – fatto
Andare a Sofia – fatto
Visitare la Bosnia e Sarajevo – non fatto
Andare al mare a Salonicco – non fatto
Andare sulle principali vette macedoni – parzialmente fatto, manca la più alta!
Distillare Rakja – fatto
Bersi l'acqua dei cavoli lasciati in salamoia per tutto l'inverno – fatto (ahimè)
Andare a Prishtina – non fatto

India!


E’ ufficiale: a gennaio vado in India.
Sono mesi che me la sto preparando, finalmente adesso ho sia il visto che il biglietto in tasca.
Il percorso (che ho cercato di disegnare nella figura, cliccare per vedere in grande) prevede di atterrare a Kochi, nell’estremo sud dell’India, e visitare in solitario la parte meridionale (stati di Kerala e Tamil Naidu) risalendo fino a Bangalore. Qui sarò ospite di un collega, che mi dovrebbe portare in giro per il Karnataka (lo stato di Bangalore), probabilmente insieme a tutta la sua famiglia... rischia di essere una esperienza notevole!
Poi da un punto imprecisato (i piani solitari sono dettagliati, quelli in compagnia quantomai nebulosi) prendo un aereo verso il nord, dove visiterò il classico trittico turistico Jaipur-Aggra-Delhi, visitando un altro ex-colelga a Gwalior, e sperando di riuscirea fare una puntata a Benares.
Il programma è molto intenso, ma d’altra parte di cose da vedere ce ne sono a milioni, e già così è stata necessaria una selezione brutale.
Mi aspetto molto dal viaggio, sicuramente sarà una esperienza molto forte, soprattutto fatta da solo... chiaramente si accettano compagni dell’ultima ora molto volentieri!
Nel frattempo siamo al quart’ultimo giorno di Macedonia, ci si prepara a un weekend di bagordi e festeggiamenti prima dell’addio. Sentimenti contrastanti: sicuramente c’è molta voglia di voltare pagina, di prendere una bella vacanza, di viaggiare, e soprattutto di raggiungere la famiglia che mi aspetta a Lione (una donna, un cane e otto gerbilli!); d’altra parte è stato un anno e mezzo di esperienze notevoli, e di grande feeling con il posto e con la gente dei balcani, di adattamento a una vita facile, tranquilla ed economica da cui è un pò difficile staccarsi per tornare alla vecchia europa della verdura di plastica, degli ipermercati, delle strade deserte di notte e dei negozi chiusi alle 7. Ma l’importante è godersi i momenti al meglio, quindi che inizino i festeggiamenti macedoni, e poi Natale bergamasco, che è sempe una gran bella cosa.

L'acqua della vita


Ancora più irrinunciabile della scorta di Ajvar, per ogni famiglia macedone, è la scorta di Rakja, che deve aiutare a passare il freddo inverno, curare l'influenza e le malattie di stagione, fare da dopobarba e da antigelo per i tergicristalli... insomma, un balsamo tuttofare che non può certo mancare.
Ieri ho avuto la fortuna di essere invitato nella casa di campagna di un collega, una ventina di chilometri fuori città, per assistere alla annuale distillazione familiare.
E' stato veramente molto bello, a partire dal viaggio di andata in mezzo a una copiosa nevicata, fino all'accoglienza veramente splendida: c'erano padre, madre e zio intenti alla preparazione, e sono stati di una ospitalità squisita. Non parlavano inglese ma si sono profusi in spiegazioni, e poi ci hanno fatto entrare in un locale riscaldato, una specie di taverna al rustico, dove bollicchiavano i crauti: ci hanno offerto la rakja dell'anno scorso, ajvar, formaggio bianco, verdure in salamoia, trattandoci veramente come pascià. E a metà pomeriggio i crauti si sono rivelati il pranzo, una specie di casoeula con abbondanti pezzi di porco, il tutto stracotto sulla stufa a legna per 3-4 ore... delizioso.
E' stata davvero una immersione nella vita contadina, con i barili di crauti messi a fermentare per l'inverno, la scorta di mele, di zucche, il vino, l'alambicco per la rakja, il vicino di casa che affumicava la carne e ci ha invitato a vedere il suo essicatoio... tutto fatto davvero con una gentilezza squisita, tanto orgoglio per le proprie tradizioni e altrettanta voglia di mostrarle al nostro consueto gruppo da barzelletta (c'erano un italiano, un olandese e un indiano, dispersi nella campagna macedone innevata...).

Segreti carpiti: l'alambicco si sigilla con la farina

La distillazione avviene su larga scala: l'alambicco da un centinaio di litri è stato affittato dalla parrocchia, a offerta libera (la chiesa aiuta sempre a mantenere le buone tradizioni), i 4 quintali di uva acquistati da un vicino e lasciati un mese a fermentare, e adesso per quattro giorni si dedicano alla distillazione degli 80-100 litri che serviranno fino all'anno prossimo.
La distillazione della rakja da bere si ferma quando il liquido raggiunge i 53 gradi (!!!), poi prosegue e la 'coda' viene tenuta come detergente e per gli usi più svariati che accennavo all'inizio.
La distillazione è singola, ma il risultato è tutt'altro che disprezzabile, anzi molto godibile e molto sano: nonostante il pomeriggio passato a brindare non c'è stato nessun postumo. Penso proprio che questa rakja sia un'ottima candidata a rispettare l'antica denominazione di acquavite. Ed è un bene visto che come ultimo tocco di estrema gentilezza me ne hanno regalata una bottiglia da un litro! Na Zdravje!