Cos'hai fatto in tutto questo tempo?


Sono andato a letto presto.

In effetti ho un po' trascurato il blog, nonostante qualche viaggio si sia fatto (2 weekend a Parigi e uno in Italia), ma nessuna novità di rilievo da raccontare, la vita scorre tranquilla a Skopje. In compenso all'inizio di maggio mi farò una ricca dieci giorni nantese, grazie alle meraviglie della tecnologia e del telelavoro... viva!
Quindi buon 25 aprile a tutti, è festa pure in Macedonia in quanto venerdì santo (domenica sarà la pasqua ortodossa) ma lo stakanov che è in me mi ha portato in ufficio – dato che nel resto d'Europa non è festa dobbiamo garantire il serivizo... la vita è dura quando si salvano vite umane.
Per quanto riguarda la situazione macedone qui la gente è inferocita per il veto posto dalla Grecia all'ingresso della Macedonia nella Nato, per la questione del nome di cui si parlava (Domanda: perchè volete entrare nella Nato? Risposta: boh?), per cui la gente parla di boicottare prodotti greci, cancella le vacanze in Grecia eccetera. E intanto ci si avvicina alle elezioni anticipate il 1 giugno (nonostante questo tutti mi fanno battute sul fatto che in italia cambiamo un governo all'anno - quando c'è la reputazione c'è tutto!), contrariamente al solito non c'è uno schieramento di falchi e uno di moderati: sono tutti incazzati neri con la Grecia, da destra a sinistra, e tutti tuonano contro l'affronto subito. Nessuno pare avanzare possibili soluzioni peraltro, ho provato a propagandare il geniale Macedonia 2.0 proposto da Mattia nei commenti ma le reazioni sono state tiepidine... che occasione persa!

Sono Pazzi Questi Balcanici

Dialogo con una collega in visita qui dalla Svezia.

Io: Ah, quindi non sei svedese?
Lei: No, sono ungherese, ma di una regione che prima era Ungheria, ma poi è diventata Jugoslavia.
Io: ???

A un successivo approfondimento ho scoperto che viene dalla Vojvodina, provincia autonoma della Serbia (proprio come il Kosovo fino al mese scorso), dove in effetti le lingue ufficiali sono serbo, ungherese, slovacco, rumeno, croato e ruteno. Auguri.
In ogni caso nella risposta a un semplice ‘da dove vieni’ è riuscita a mettere una specie di rivendicazione territoriale e a non pronunciare la parola ‘Serbia’. Mah.
E’ pur vero che in questi stati a base etnica gli appartenenti alle varie minoranze probabilmente fanno ancora più fatica a riconoscersi. Perchè prima potevano dire ‘sono Jugoslavo’ ed aveva una connotazione territoriale, ma adesso dire ‘sono Serbo’ ha una precisa valenza etnica più che geografica.
Ciò non toglie che ogni singola persona nata da queste parti ha in qualche modo qualche conto aperto con qualcun altro e qualche rivendicazione storico/geografico/politica. Non pare una buona premessa per una stabilizzazione della regione.

As yet untitled


Un po' di assenza giustificatissma da una settimana intensa: prima pasqua passata con la famiglia qui in Macedonia - e un pranzo di pasqua con i genitori a Skopje invitato a casa di indiani, modestamente, non è da tutti – seguita a ruota da una molto meno gradita visita di clienti svedesi che mi hanno assorbito praticamente ogni ora di veglia.
Comunque rieccomi alla solitudine che ben concilia l'attivita del blog, a un altro weekend a Skopje allietato peraltro dall'inizio dello Skopje Film Festival. Il programma non è eccezionale ma vista l'offerta media dei cinema nel resto dell'anno – zero – ho già deciso di buttarmi a pesce nella visione.
Tra l'altro è notevole come in una città di mezzo milione di abitanti ci siano praticamente 3 cinema per un totale di 5 sale... un po' scarsina come offerta eh? E i film che passano sono solo blockbuster americani (con mesi di ritardo, e ognuno rimane in programmazione per mesi) oppure interessanti film balcanici ma purtroppo in lingua originale sottotitolati in macedone, il che mi esclude – mea culpa, d'accordo. Sicuramente il fatto che a ogni angolo c'è un banchetto che vende dvd pirati dei film prima che escano non aiuta il prosperare delle sale cinematografiche... Poi ci sono altri piccoli cinema di quartiere, cineforum eccetera, ma sono un po' più difficili da seguire. In ogni caso da qui a giovedì minimo un film al giorno!
Lo scorso fine settimana appunto con la visita dei miei ne ho approfittato per riscoprire un po' la città: è sempre un piacere fare il turista nel posto dove vivi, e soprattutto rivedere gli stessi posti con gli occhi di chi non ci è mai stato. Mi sono davvero reso conto di quanto sia facile abituarsi a posti diversi, considerare come normalità quello che solo fino a poco tempo prima sembrava qualcosa di assurdo, e sentire i commenti di chi veniva qui per la prima volta mi ha fatto ricordare come le avevo vissute io all'inizio, quel misto di curiosità e repulsione che è inevitabile da queste parti.
In ogni caso la città nel suo casino e nella sua vitalità sporca e scomposta è piaciuta (certo il fatto che io avessi tenuto le aspettative rasoterra ha aiutato), soprattutto nella parte vecchia e nel bazar. Insomma, siete tutti invitati!

Altre chicche di politica internazionale


Si diceva, la Grecia, il nome.
Qualche precisazione e qualche nuovo sviluppo.
La riunione in cui la Macedonia dovrebbe essere invitata nella Nato è il 6 aprile. La Grecia opporrà il veto (prima volta nella storia della Nato) se entro questa data non sarà stata trovata una soluzione comune per dare un nome alla repubblichetta. Tra le proposte: Neo-Macedonia, Macedonia del Nord, Upper Macedonia (Macedonia di sopra), Slavo Macedonia. Io proporrei anche Macedonia 2: la vendetta, o MacedoniaXP. Oppure puntare direttamente al banco e chiedere di entrare nella nato col nome Grecia, e pretendere che lo stato con capitale Atene inizi a chiamarsi The Former Turkish Province Of Greece.
Da adesso in poi vi elenco alcune chicche reali, precisazione doverosa perché altrimenti pensate che siano tutte battute, ma non sarei all’altezza di raggiungere tali vette.
Il governo macedone ha comprato in questi giorni pagine sui principali quotidiani mondiali (parliamo di New York Times, Financial Times, Herald Tribune, Le Monde, robetta così) per dire al mondo che “La repubblica di Macedonia merita di essere membro della Nato”. Sorge spontaneo interrogarsi sull'utilità di tutto questo, sulla disinvoltura con cui utilizzano la parola membro a mezzo stampa e sull'interesse che il lettore medio delle testate di cui sopra può nutrire per l’argomento; ma soprattutto stiamo parlando di un bel po’ di soldi che si potevano usare, che so, per chiudere qualche buca per strada o cose del genere.
In più ho scoperto che quando gli è piovuta addosso l’indipendenza, gli esagitati che sono saliti al governo, oltre a preoccuparsi di indottrinare la popolazione, si sono scelti una bandiera con il sole di Vergina, simbolo dei macedoni antichi (Vergina sta in Grecia) che poi hanno dovuto stilizzare nel sol levante attuale; hanno stampato cartine in cui nella macedonia inglobavano anche la macedonia greca; hanno stampato banconote raffiguranti la torre bianca di Salonicco (si, anche Salonicco sta in Grecia).
D’altra parte oltre a tutte le ingerenze presso l’ONU e la Nato, i greci hanno fatto cambiare la costituzione e la bandiera macedone, ma i tocchi di classe sono ben altri: ad esempio quest’estate quando la Grecia bruciava i macedoni da bravi vicini gli hanno mandato un po’ di pompieri per dare una mano: sono stati respinti alla frontiera perché avevano la scritta ‘Macedonia’ sulle divise! E allora bruciate....
La corrispondenza macedone spedita in Grecia viene timbrata con “Riconosciuta dalla Grecia come Fyrom”.
I greci hanno cambiato i nomi di varie ditte e istituzioni dopo l’indipendenza macedone, tipo l’aereoporto internazionale di Salonicco adesso si chiama ‘Macedonia’, dal 1990, la Scuola di Studi Superiori Industriali di Salonicco nel 1991 è stata ribattezzata Università di Macedonia, eccetera...
Come dite? Una manica di pazzi invasati? Vi ricordo che noi abbiamo quelli che si sposano con rito celtico. Ah, parlavate del mondo? Si, son d'accordo.Comunque vi terrò aggiornati, ma se volete notizie fresche consiglio l’ottimo osservatorio sui balcani, in italiano.

Non ci sono più le mezze stagioni

Dopo settimane di primavera anticipata con vette intorno ai 25 gradi stamattina mi sono svegliato che nevischiava.
Adesso nevica di brutto. Nei Balcani tutto è imprevedibile, a partire dal tempo.

Ed ora qualcosa di completamente diverso



Il pippone socio-politico, parte prima. Politica estera.

Altrimenti detto: la ricerca delle medie sulla Macedonia.

Di Balcani si parla spesso al tiggì, dalla guerra in Jugoslavia in poi, e si fa un po’ fatica a capire cosa ci succede davvero. Non che a starci si capisca meglio, intendiamoci. Qui l’impressione è di normalità, anche dopo l'indipendenza del Kosovo, dopo le litigate con la Grecia e tutto il resto.
Che dire, la situazione indubbiamente è complessa.
La Macedonia, è piccola, praticamente tonda e quindi minimizza i confine con altri stati. Eppure riesce a confinare con (in ordine sparso):
Serbia. Sono amici. I Macedoni possono andare e venire dalla Serbia senza visto, e viceversa. In sostanza una faccia una razza, qui quando parlano dei serbi ne parlano da fratelli. Stessa cosa quando parlano dei croati peraltro. Qualche presa per il culo in più per gli Sloveni, visti un po’ come i milanesi possono essere visti da un napoletano, ma bonariamente. Gli unici ex-Jugoslavia di cui parlano male sono i montenegrini visti come lenti, fancazzisti, pigri e incivili. Vai a sapere, l’unico che ho mai sentito parlare è Savicevic. Che era lento, fancazzista e pigro ma era anche un genio!
Bulgaria. Relativamente amici, basta il passaporto per entrare, visto stampato al confine. Moltissimi legami storici e culturali, ma comunque sono visti come stranieri, nonostante la lingua sia praticamente la stessa, e etnicamente i macedoni siano più bulgari che serbocroati. A loro volta i bulgari non riconoscono il macedone come lingua, ma sostengono che è un dialetto del bulgaro (un po’ come Nico il sardo…). Piccolezze ovviamente.
Albania: qua vengono i dolori. Il 20 e rotti per cento della popolazione macedone è di etnia Albanese e musulmana, concentrata nelle aree al confine con l'Albania, con alcune provincie che arrivano all’80% di abitanti albanesi. Se c’è sostanzialmente amicizia con il resto delle repubbliche ex-jugoslave, verso gli albanesi c’è un odio solido e compatto da parte dei macedoni slavi. E anche una decisa segregazione razziale, nonostante siano più del 30% della popolazione di Skopje non ne ho mai conosciuto uno, tutti i colleghi, gli amici, gli amici di amici sono slavi. O stranieri, al limite. Nel 2001 gli albanesi hanno fatto una quasi rivoluzione (con relativi bombardamenti governativi sui villaggi dove si annidavano i terroristi) che è sfociata, grazie al solito appoggio dello zio Sam, in tutta una serie di leggi che tutelano la minoranza, quote negli enti pubblici, festività musulmane riconosciute come feste di stato… La maggioranza macedone vive questo come una imposizione intollerabile, con i vari ‘tornassero in Albania’ ecc. D’altra parte, come in Kosovo, gli albanesi si insediano e fanno un sacco di figli, quindi piano piano aumentano il loro peso etnico. Non so che sviluppi possa avere la situazione qui, indubbiamente però è problematica e molto legata a quello che può succedere in Kosovo. Speriamo che i geni della comunità europea che hanno appoggiato la dichiarazione unilaterale di indipendenza kosovara sappiano quello che fanno. Visti i precedenti nella zona è abbastanza lecito dubitarne.
Grecia: questa è la vera chicca. Se gli albanesi influenzano la politica locale e la società dall’interno, la Grecia si oppone ferocemente alla Macedonia a livello di politica internazionale. Gli hanno imposto di cambiare la bandiera poco dopo la creazione dello stato, perché utilizzavano un simbolo preso da reperti archeologici risalenti ai macedoni (quelli di Alessandro), peraltro effettivamente ritrovati in territorio greco. Non gli hanno consentito di chiamarsi Macedonia, per cui all’Onu formalmente la nazione si chiama “The Former Yugoslavian Republica Of Macedonia” – si, proprio come Prince – e in ordine alfabetico la trovate sotto la T. Questo perché si chiama Macedonia anche la regione nord-orientale della Grecia, e i greci sostengono che quella è l’unica e vera Macedonia, che Alessandro Magno era greco eccetera. Dal loro punto di vista è come se la Slovenia si fosse battezzata Friuli. Secondo me l’Italia non avrebbe rotto le balle allo stesso modo ma si sa, da noi tutto tarallucci e vino. Secondo i Macedoni il punto è che durante le guerre balcaniche, quando la Grecia ha conquistato la attuale Macedonia greca, tutti gli slavi sono stati buttati fuori di peso (nella tabellina di wikipedia li trovate alla voce ‘bulgari’), e tutti i loro possedimenti confiscati – stiamo parlando di inizio 900. Quindi i greci starebbero facendo di tutto perché gli eredi reclamino quello che era dei loro antenati.
Peculiare che quando un Macedone ottiene un visto per una nazione Shengen, sul visto ci sia scritto ‘non valido per la Grecia’. Questo significa che se un macedone ottiene un visto italiano, durante il periodo di vitalità del visto può muoversi per tutta l’area Shengen ma non può andare in Grecia. Per quello serve un visto apposito, con code di mesi e controlli certosini.
In questi giorni la polemica si è riacutizzata, visto che Albania, Macedonia e Croazia dovrebbero essere invitate a unirsi alla Nato, ma la Grecia minaccia di mettere il veto alla Macedonia (cosa mai successa nella storia dell'alleanza atlantica) se questa non risolve una volta per tutte la questione del nome.

Se tutte queste informazioni vi hanno dato l’impressione che la situazione sia un colossale casino, beh, ci avete preso.
Certamente è triste constatare come anche l'Europa sia ancora piena di odi razziali, faide che durano da centinaia d’anni, ritorsioni etniche e religiose. Forse il modello prossimo venturo sarà quello del sacro romano impero, con una comunità europea ad occuparsi di scelte macroeconomiche e di politica estera, e una serie di staterelli fondati su base etnico linguistica (la Cecoslovacchia ha aperto la via, il Belgio sta seguendo) a esercitare la propria sovranità e a preservare gelosamente tradizioni, lingua ed etnia.
Non so se sia una cosa negative, certamente stride con quell’europeismo pieno di fratellanza che ci propinavano alle medie, quando il 1992 era il traguardo futuro in cui avremmo vissuto tutti felici e contenti. Sicuramente finché si tratta di scissioni incruente e civili non ci vedo nulla di male.
Stride comunque che paesi come Francia e Inghilterra, storicamente ma anche recentemente feroci nel reprimere qualunque movimento separatista o anche solo autonomista, si siano affrettati a riconoscere il Kosovo indipendente. Chissà che ne pensano a Belfast.

Tetovo

Visto il weekend povero di programmi ho deciso una gita in solitaria a Tetovo, città vicina a Skopje in direzione della regione a maggioranza albanese, famosa per la sua moschea dipinta.
La moschea la vedete in fotografia, caruccia. Per il resto la città è uno dei più deprimenti angoli di mondo che io abbia mai visto, povera come avevo visto solo in Tibet e squallida come nient'altro. Priva di qualunque centro storico, la città si divide tra i consueti condomini serbocroati anni 70-80, e il boom edilizio albanese post-indipendenza. Anche se il boom bisognerebbe farglielo fare adesso con tanto tritolo, penso che sarebbe l'unico modo di tirare qualcosa di decente da questo ammasso di mattoni e cemento. Bisogna specificare che la caratteristica principale dell'edilizia albanese è quella di non essere mai finita: tutte la case hanno un 'ala in costruzione, la facciata non intonacata, un piano di sopralzo non finito... veramente una gioia per gli occhi. Questa peculiarità è condivisa con un po' tutta la regione balcanica (e non solo, anche di là dall'adriatico non si scherza), ma l'ostinata fierezza di questo popolo porta la percentuale di case non finite praticamente al 100%, risultato decisamente di prestigio.
Nonostante le statistiche recitino che il 70% della popolazione cittadina è macedone si ha in ogni momento la sensazione di essere in zona albanese, e del resto la regione è comunque a maggioranza albanese: scritte in alfabeto latino, bandiere con l'aquila, magliette di Adem Jashari, gagliardetti dell'UCK in vendita, insomma tutto l'armamentario del perfetto guerrigliero.
E' la prima volta che mi avventuro in zona albanese e devo dire che l'impressione di povertà, abbandono e squallore è stata totale. Pare che tutti i soldi che hanno li utilizzino per la costruzione di nuove moschee: anche i villaggetti lungo la strada, tutti poverissimi e di 100 case al massimo, hanno tutti una moschea nuova di pacca e una in costruzione. Che la religione venga utilizzata come mezzo di identificazione etnica, e quindi di scontro, è cosa risaputa, ma vederlo applicato in paesi così vicini a noi per storia e per cultura fa una certa impressione. Il lavoro da fare qui sarebbe enorme e radicale per cercare di fare coesistere pacificamente le etnie. Invece tutte le nostre 'missioni' pare si limitino a mandare un po' di militari con lo schioppo per evitare che la gente si ammazzi in maniera troppo plateale, e contemporaneamente lasciare il potere in mano alle elite ultra-nazionaliste che proseguono nel loro consolidamento a base di lavaggio del cercello e di istigazione all'odio reciproco. Un buon punto di partenza per ritrovarsi di nuovo in guerra alla prima occasione, non c'è che dire. E' anche vero che, quantomeno in Italia, abbiamo poco da educare gli altri, visto che pare che per molti versi anche da noi si stia tornando sempre più indietro lungo questa pericolosa china.

I simpatici gagliardetti dell'UCK in vendita alle bancarelle

Considerazioni politiche a parte la mia gita si è conclusa con il minimo sindacale trascorso nella ridente cittadina, dopodiché me ne sono tornato di corsa a casa. L'unica nota positiva è che rientrando alla base Skopje mi è sembrata di una eleganza a metà tra la Parigi degli impressionisti e la Vienna dei caffè liberty... è proprio vero che tutto è relativo!

Prilep


Approfittando del bel tempo e della primavera arrivata con larghissimo anticipo (sole e 25 gradi) sabato con un po’ di colleghi siamo andati a Prilep, città da cui ero già passato ma che stavolta ho avuto occasione di vedere con calma, grazie alla guida di un collega autoctono.
Non che ci sia un gran che da vedere, la città è abbastanza piccola, sui centomila abitanti, e la maggiore attrazione è il mercato, in effetti molto grande e pieno di cose e di gente. Chiaramente è tutto piuttosto povero ma comunque attivo come tutti i mercati; il momento migliore è stato quando ci siamo fermati a comprare dell’halva (un dolce turco diffuso in tutto l’est europa) a una bancarella, e il venditore dopo avere tagliato una fetta ha strappato un foglio da una risma di carta da stampante (di quelle di una volta, a modulo continuo con i buchini a lato), seguendo diligentemente la linea tratteggiata, e l’ha usato come carta per avvolgere la fetta da mangiare: questo è riciclo, questa è ecologia!

I monoliti di Prilep


I Macedoni sono gente socievole e di solito il sabato lo passano a fare le vasche in centro, bevendo il caffè all’aperto, chiacchierando e soprattutto fumando, per cui il corso principale intorno al mercato era molto affollato, con una piacevole sensazione di rilassatezza e convivialità.
La parte storica consiste in qualche casa turca, una torre dell’orologio e una moschea. O meglio, le rovine di una moschea che è arrivata fino al nuovo millennio solo per finire bruciata da un gruppo di volonterosi ultrà della squadra locale, che mentre a nord est si combatteva la guerriglia albanese hanno pensato bene di dare il loro contributo alla causa. E’ bello vivere in tempi civilizzati.
In ogni caso si conferma che le città piccole sono più vivibili di Skopje, meglio tenute e meno lasciate andare: magari sono più povere ma sono comunque più dignitose, senza i palazzoni Jugo che sono proprio deprimenti.

Dopo la spada nella roccia, la roccia nella casa


Dopo la gita in città siamo andati sulla collina che la sovrasta, piuttosto particolare per i monoliti che la punteggiano, nelle posizioni più strane, e che ospita l’immancabile monastero e la altrettanto immancabile fortezza turca sulla cima.
Una bella passeggiata comunque, soprattutto vista la giornata, con una bella vista sulla città.

Kosovo indipendente?

Visto che la notizia sui giornali italiani è durata meno di 24 ore, soppiantata dal toto De Mita e amenità varie, vi racconto brevemente cosa si dice da queste parti dell'indipendenza del Kosovo, anzi della Kosova per dirla all'albanese, visto che ormai comandano loro. Chiaramente ho solo il punto di vista macedone, visto che viviamo in regime di apartheid e con i pur numerosi albanesi di Skopje non ho nessun contatto.
Per quanto riguarda i media e i politici italiani nessuno ci ha spiegato perchè l'Italia si sia affrettati a riconoscere l'indipendenza del Kosovo, al di là di compiacere gli usa: se si prende una decisione qualcuno dovrebbe anche spiegarne i motivi. Certo, il ministro degli esteri è lo stesso D'Alema che era primo ministro quando si bombardava allegramente Belgrado ammazzando civili (perchè Mosca no? Il fatto che Putin abbia trasformato la Cecenia in un parcheggio è più tollerabile?), ma basta questo per riconoscere uno stato che a livello di diritto internazionale ha più o meno la stessa ragione d'essere di una Chinatown indipendente da San Francisco? Tra l'altro poi da parte di uno stato che in tempi remoti ha soffocato nel sangue i movimenti indipendentisti meridionali (vedi alla voce 'brigantaggio') e in tempi più recenti ha soffocato nei soldi gli indipendentismi altoatesini, entrambi movimenti con una legittimazione storica quantomeno non inferiore a quella del Kosovo. Qui per approfondire la storia e l'andamento demografico della regione.
Si diceva del punto di vista macedone: ovviamente filoserbo, dato che un buon venti per cento del territorio macedone è a larga maggioranza abitato da albanesi, e che queste regioni stanno al confine con Kosovo e Albania, quindi il salto della quaglia è nell'aria, senza contare che contro gli indipendentisti albanesi c'è già stata una guerra nel 2000.
Ieri parlavo con una collega serba, che mi raccontava dei suoi zii che abitano nell'enclave serba di Strpce, e che se la passano maluccio dal 1999. Si parla molto di Mitrovica, che però almeno sta al confine con la Serbia e di fatto ha le spalle coperte, ma quest'altra enclave serba in Kosovo sta messa sensibilmente peggio, visto che è schiacciata tra il Kosovo albanese e la regione a maggioranza albanese della Macedonia. Viverci in pratica significa stare come nel villaggio di Asterix, circondati da una palizzata senza potersi muovere. Ci sono un bus alla settimana verso Skopje e uno verso Nis in Serbia, e questo è tutto. I bus viaggiano scortati dai militari (non so bene quali, se serbi o della forza internazionale) per tutta la strada che passa in territorio abitato da albanesi, visto che per i primi anni dopo la guerra del '99 erano bersaglio di lanci di sassi, spari isolati e amenità del genere. Ultimamente era tutto abbastanza tranquillo ma adesso bisogna vedere come evolverà la situazione, difficile fare previsioni.
Altri parenti invece quando per strada si sparava e c'era aria di pogrom sono partiti con il cappotto che avevano addosso per andare a rifugiarsi in Serbia, abbandonando casa e campi di proprietà al loro destino, senza nessuna speranza di poterli recuperare, tantomeno dopo questa indipendenza.
Purtroppo di storie così nei balcani ce ne sono a bizzeffe, anzi di molto peggiori visto che ci sono state centinaia di migliaia di morti ammazzati negli ultimi 20 anni e violenze inenerrabili. Il punto è che tutti ne hanno di storie del genere, indipendentemente dall'appartenenza etnica, è un tutti contro tutti in cui è difficile trovare un filo logico, una ragione ed un torto.
La cosa che emerge maggiormente è che gli slavi tra loro pare non abbiamo problemi: sicuramente il Macedone medio ha una buona opinione dei serbi, e nessun problema con i croati, e fondamentalmente rimpiange la Jugoslavia.
Mi dicono che anche negli altre repubbliche ex-ju sono diffusi sentimenti del genere. Il punto è che al potere ci sono, nei rispettivi paesi, quelli che la guerra degli anni '90 l'hanno voluta e provocata, e che adesso si impegnano il più possibile a fare il lavaggio del cervello alla popolazione mettendo gli uni contro gli altri, inventandosi differenze storiche, linguistiche e culturali che nella maggior parte dei casi sono inesistenti, o talmente lievi che potrebbero essere colmate molto più facilmente di quanto non ci voglia per accentuarle.
Ciò è molto triste e preoccupante, e porta a pensare prima di tutto come siano sempre piccole elite a guidare e indottrinare la massa, e come nella maggior parte dei casi queste elite siano molto più attente al proprio interesse che al bene comune.
In secondo luogo fa molto riflettere come le nostre vite siano sempre in bilico e in balia dei "rovesci della storia", come tutto quello che consideriamo immutabile e inviolabile (la casa, i soldi in banca, le proprietà) in realtà sono protette da un fragile sistema di leggi e convenzioni che può essere spazzato via veramente con poco.
Comunque in Macedonia tutto tace, a livello ufficiale non c'è stata nessuna dichiarazione, e a Skopje non è successo nulla; non so se nelle regioni albanesi ci siano stati festeggiamenti o feste in piazza: sicuramente se fossero iniziate qui avrebbero rischiato di finire maluccio.
Per qualche impressione di prima mano da Pristina vi consiglio questo blog, in italiano.

Balcanismo panoramico


Sabato si è verificata una congiunzione astrale molto particolare per cui c'è stata una giornata limpida e serena e non era un giorno lavorativo. Praticamente la prima volta da quando sono qui. In effetti non è facile visto che di giornate limpide con l'aria pulita se ne vedono veramente poche in un anno, e ovviamente solo ed esclusivamente d'inverno. Per il resto anche nelle giornate di sole c'è una foschia che in confronto Milano è alta montagna.
Comunque visto il sole splendido sono partito con entusiasmo verso la vetta del Vodno (il crocione), che mi allettava dalla finestra della cucina. Quindi il tempo di fare colazione, prepararmi due panini e via!
La prima sorpresa è stata uscito dalla porta di casa: la temperatura era calata di circa 10 gradi dal giorno prima, e ci saranno stati si e no 4 gradi. In città. Tra l'altro poi stanotte è scesa a -8, anche se di giorno sta sempre sopra zero.
Ma ci vuol altro che una vetta di 1000 metri per spaventarmi, son venuto su tra le orobie, altro che!
E in effetti durante la salita si è sofferto il caldo, e sono arrivato in cima bello sudato – 700 metri di salita continua si fanno sentire. Solo che appena scavallato il crinale sono stato investito da raffiche di vento gelido che mi hanno trasformato in una statua di ghiaccio.... quindi di corsa verso il rifugio, in tuffo sulla stufa a legna. Tra l'altro l'esperto montanaro orobico si era pure dimenticato la maglietta di ricambio (il peggior errore da principiante) per cui sono stato abbracciato alla stufa finchè si è asciugata la maglietta.
Si, mi rendo conto che tutto ciò possa non interessare, ma mi serviva una scusa per pubblicare la foto panoramica che ho prodotto ieri giocherellando con l'ottimo Hugin Cliccate per ingrandire Skopje in tutto il suo splendore – ovviamente l'originale è ancora più grande, da tappezzarci una stanza.